I leader africani e caraibici hanno approvato un piano di riparazioni in 19 punti durante una conferenza ad Accra, Ghana, chiedendo risarcimenti finanziari, cancellazione del debito, un fondo globale per le riparazioni e la restituzione di reperti culturali e resti ancestrali sottratti. Il piano, adottato dall’Unione Africana e dalla Commissione CARICOM per la giustizia riparatrice, propone anche riforme delle istituzioni finanziarie internazionali ritenute penalizzanti per i Paesi in via di sviluppo e chiede il finanziamento della giustizia climatica e il diritto al ritorno per i discendenti degli schiavi. Non sono stati individuati Paesi specifici a cui richiedere risarcimenti o scuse formali. Si auspica inoltre la conservazione dei forti e castelli ex schiavisti come siti della memoria. Secondo i promotori, tra il XV e il XIX secolo circa 12,5 milioni di africani furono deportati via nave verso le Americhe. Le ripercussioni della schiavitù si fanno ancora sentire in Africa e nei Caraibi. Il piano verrà sottoposto alla prossima Assemblea Generale ONU, dopo che a marzo una risoluzione delle Nazioni Unite ha dichiarato la tratta transatlantica degli schiavi come «il più grave crimine contro l’umanità», con 123 voti favorevoli, mentre Stati Uniti, Israele e altri 52 Stati hanno votato contro o si sono astenuti. Alcuni Paesi occidentali, secondo Reuters, hanno espresso timori che la risoluzione crei una gerarchia tra i crimini contro l’umanità. Alla conferenza hanno partecipato, tra gli altri, i capi di Stato di Namibia, Liberia, Senegal, Barbados e São Tomé e Príncipe. Il presidente francese Emmanuel Macron, intervenuto virtualmente, ha riconosciuto le sofferenze causate dalla schiavitù e ha sottolineato che le riparazioni non devono essere viste come una chiusura definitiva della vicenda.