Negli Stati Uniti, l’aumento del costo della vita è strettamente collegato ai ritardi e alla complessità del sistema di autorizzazione per nuovi progetti edilizi, infrastrutture energetiche e impianti produttivi. Secondo analisti e operatori del settore, il principale ostacolo non è la mancanza di investitori o lavoratori, ma l’incapacità del sistema di fornire decisioni governative rapide e prevedibili. La lunga durata delle procedure e i continui ricorsi tra diverse agenzie federali fanno sì che molti progetti restino bloccati per anni, aumentando così costi di finanziamento, spese di costruzione e incertezza tra gli investitori. Questi costi ricadono infine sui consumatori, che si trovano a pagare affitti, bollette e beni più cari.

Gran parte delle difficoltà attuali è attribuita all’evoluzione delle procedure previste dal National Environmental Policy Act (NEPA), che con il tempo si è trasformato in una rete burocratica capace di rallentare i lavori senza garantire maggiori benefici ambientali. Un esempio concreto è quello del gasdotto Mountain Valley Pipeline, la cui realizzazione ha richiesto quasi dieci anni a causa di revisioni ambientali, ricorsi e supervisione normativa, nonostante tutte le valutazioni ambientali richieste fossero state eseguite. Solo un intervento del Congresso ha permesso di concludere l’opera.

Anche il recupero industriale, come il progetto di riconversione dell’ex cantiere navale Mare Island in California, risente di questa situazione: a oltre vent’anni dalla chiusura, buona parte dell’area non è ancora stata riqualificata a causa delle lunghe procedure ambientali e della sovrapposizione di controlli federali. Le conseguenze dei ritardi si ripercuotono sull’intero sistema economico, causando prezzi e affitti più elevati, energia meno affidabile e costosa, e un trasferimento di investimenti e posti di lavoro in Paesi a regolamentazione più snella.

Le proposte di riforma del sistema non puntano ad abbassare gli standard ambientali, bensì a snellire le pratiche, fissare scadenze ragionevoli per le decisioni, migliorare il coordinamento tra le agenzie federali e limitare i ricorsi duplicati dopo che le valutazioni sono state completate. Atti come il SPEED Act, il FREEDOM Act e il PERMIT Act, attualmente all’esame del Congresso, hanno raccolto consensi bipartisan proprio perché i ritardi nel rilascio dei permessi sono considerati un problema pratico più che politico, che incide sulla crescita economica e sulla competitività del Paese.