L’Ufficio Circondariale Marittimo di Pantelleria informa che, fino al 15 giugno 2034, un’area di circa 35.000 metri quadrati presso la secca di Campobello è interdetta per consentire attività finalizzate al ripristino degli habitat marini, nell’ambito del progetto PANTHER.
Decisione regionale e dettagli dell’interdizione
Il provvedimento è frutto del Decreto n. 384 del 22 ottobre 2025, firmato dal Dirigente Generale del Dipartimento della Pesca Mediterranea della Regione Siciliana. La zona coinvolta, nello specchio d’acqua a largo dell’isola di Pantelleria, sarà interdetta a molteplici attività: navigazione, sosta, ancoraggio, pesca (sia sportiva che professionale) e qualunque attività subacquea non collegata direttamente al progetto. L’ordinanza è stata emessa il 31 dicembre dal Comandante Tenente di Vascello Giuseppe Claudio Marrone.
Obiettivi del progetto PANTHER
La richiesta di interdizione arriva dal Dipartimento di Scienze della Vita e dell’Ambiente dell’Università Politecnica delle Marche (DiSVA-UNIVPM) e dall’Associazione Pescatori di Pantelleria, impegnate nel progetto PANTHER. Questo progetto, coordinato dall’Università Politecnica delle Marche, in collaborazione con l’Associazione dei Pescatori di Pantelleria, la ditta YAM SUB e la Fondazione MedReAct, mira al ripristino delle zone marine degradate. Responsabile scientifico è il Prof. Carlo Cerrano, mentre la marine biologist Agnese Riccardi coordina le attività.
Impatti e azioni sull’ecosistema locale
La secca di Campobello è considerata un’area strategica per la riproduzione e crescita di specie ittiche pregiate, favorita dalla presenza di correnti ricche di nutrienti che incentivano la biodiversità. Il progetto include il trapianto e il monitoraggio di specie autoctone come la Posidonia oceanica, alcune gorgonie (Eunicella singularis e Paramuricea clavata) e spugne. La volontà è promuovere il ripopolamento marino e rafforzare la resilienza dei piccoli pescatori locali attraverso un percorso condiviso che coinvolge anche scienziati, subacquei e la comunità di Pantelleria. I promotori spiegano che, in caso di esiti positivi, questo modello potrà essere adottato in altre aree del Mediterraneo.
