Negli ultimi dieci anni, la fascia di popolazione italiana tra i 15 e i 34 anni è diminuita di quasi 550 mila unità, conseguenza della crisi demografica che influisce anche sul sistema occupazionale. Entro il 2029 oltre 3 milioni di lavoratori andranno in pensione, principalmente baby boomer, creando difficoltà nella sostituzione del personale, soprattutto nelle regioni Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto. Dei 3 milioni di addetti che lasceranno il lavoro, circa 1,6 milioni sono del settore privato, oltre 768 mila sono dipendenti pubblici e oltre 665 mila lavoratori autonomi.
Secondo Unioncamere-Anpal, sarà complesso per gli imprenditori, in particolare quelli lombardi, trovare nuovo personale qualificato. Il progressivo invecchiamento della popolazione rischia inoltre di mettere sotto pressione il sistema pensionistico. Le stime Istat e MEF prevedono che la spesa previdenziale rispetto al PIL aumenterà fino al 17% nel 2040, tornando sotto il 14% entro il 2070. Cresceranno anche le spese sanitarie e sociali.
La Cgil sottolinea la necessità di intervenire, suggerendo, tra le varie azioni, soluzioni come una forma di risparmio previdenziale volontario presso l’Inps. Sul fronte dell’immigrazione, secondo la Cgia, nel breve termine l’arrivo di lavoratori stranieri può aiutare, se adeguatamente formati nei paesi di origine.
La riduzione del numero di giovani riguarda tutta l’Europa: tra il 2015 e il 2025 l’Italia ha segnato un -4,3%, più della media dell’Eurozona (-0,4%). Invece, Paesi come Francia, Spagna e Paesi Bassi hanno visto un aumento di giovani, grazie in particolare agli immigrati. In Italia, la popolazione tra 15 e 34 anni è stabile dal 2023 a 12,1 milioni, ma dovrebbe scendere a 11,8 milioni nel 2035 e a 10,1 milioni nel 2045.
A livello regionale, la Calabria ha registrato il calo maggiore (-18%), seguita da Sardegna (-17,2%) e Basilicata (-16,6%). Invece, Liguria (+4,6%), Lombardia (+4,9%) ed Emilia-Romagna (+8,4%) sono cresciute, anche grazie all’arrivo di stranieri e giovani dal Sud. Tra le province più colpite figurano Sud Sardegna (-24%), Oristano (-22,7%), Isernia (-20,8%) e Reggio Calabria (-19,5%), mentre le province con crescita più marcata sono Trieste (+10,7%), Gorizia (+11%) e Bologna (+14%).
