Citizens Bank ha deciso di chiudere i rapporti finanziari con due delle maggiori società private di gestione carceraria degli Stati Uniti, CoreCivic e GEO Group, entrambe coinvolte nella gestione di centri di detenzione per immigrati su contratto federale. La decisione segue mesi di proteste da parte di gruppi attivisti, ma la banca ha ribadito che la scelta è motivata da cambiamenti nelle condizioni di business, come la riduzione delle esigenze di capitale delle due società dovuta all’acquisto di alcune strutture carcerarie da parte del governo federale. Citizens Bank ha specificato che non si è trattato di pressioni politiche o critiche sulla condotta aziendale delle due imprese.

Gli attivisti avevano invitato clienti e amministrazioni locali a interrompere i legami con la banca, e hanno accolto la notizia come una vittoria. Secondo Citizens, però, le critiche pubbliche sull’impegno della banca verso immigrati e comunità non rispecchiano la realtà: la banca ha evidenziato il sostegno a 140 organizzazioni non profit per le comunità immigrate, oltre 265.000 ore di volontariato dei dipendenti nel corso dell’ultimo anno, la partecipazione del personale in oltre 1.000 consigli direttivi di enti del terzo settore e 2 miliardi di dollari investiti per lo sviluppo della comunità, compresi alloggi a prezzi accessibili e progetti economici locali.

CoreCivic, in una dichiarazione, ha sottolineato di essere un’azienda legale che lavora con enti federali, statali e locali da oltre 40 anni e di avere una situazione finanziaria solida, supportata da vari partner. L’azienda ribadisce il suo impegno nel fornire servizi sicuri e di qualità ai propri partner governativi.

Infine, da fonti legali è emerso che la discriminazione bancaria basata su motivazioni politiche o religiose è vietata dalla legge federale e statale, salvo casi di sospetto coinvolgimento in attività criminali.