I prezzi dei carburanti continuano a salire e il governo sta valutando possibili misure per contenere questi aumenti, tra cui l’eventuale attivazione delle accise mobili. Oggi si è tenuto un incontro tra la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, focalizzato sulla situazione economica e l’andamento dei prezzi dei carburanti. Sono previsti altri incontri nei prossimi giorni per approfondire le soluzioni da adottare.

Il meccanismo delle accise mobili, introdotto nel 2008 dal governo Prodi e riformato nel 2023 durante il governo Meloni, consiste in una riduzione delle tasse sui carburanti finanziata dall’aumento dell’Iva sul petrolio dovuto ai rincari del grezzo. Tuttavia, questa misura offre una riduzione limitata del prezzo alla pompa – tra 7 e 10 centesimi al litro – e richiede tempo prima di produrre effetti, poiché bisogna attendere l’incasso dell’Iva.

Negli ultimi giorni, il prezzo medio dei carburanti al self service sulla rete stradale è di 1,968 euro al litro per la benzina (contro 1,957 euro del giorno precedente) e 2,161 euro per il gasolio (ieri era 2,141). Sulla rete autostradale i prezzi medi sono rispettivamente di 2,059 euro per la benzina e 2,228 euro per il gasolio. Secondo l’Unione nazionale consumatori, il gasolio ha registrato un aumento di 2 centesimi al litro in 24 ore, portando un rifornimento a costare 1 euro in più rispetto al giorno precedente.

Sul fronte internazionale, i prezzi del petrolio sono leggermente scesi dopo i recenti rialzi: il Brent con consegna a settembre è sceso tra i 96 e i 97 dollari, mentre il Wti a New York ha registrato un calo del 2,94%, attestandosi a 89,48 dollari, valore comunque elevato rispetto al periodo precedente al conflitto in Iran.

Secondo il gruppo di coordinamento europeo sul petrolio, attualmente non vi sono problemi di approvvigionamento nel continente: la domanda può essere soddisfatta attraverso scorte commerciali e forniture alternative dai mercati globali. Tuttavia, la durata del conflitto in Medio Oriente rimane un’incognita che potrebbe influire ulteriormente sul mercato nei prossimi mesi.