Nuove ricerche presentate al congresso della American Society for Nutrition suggeriscono che mangiare in una finestra temporale più ridotta durante la giornata potrebbe favorire la salute cerebrale nelle donne anziane. Lo studio ha coinvolto 47 donne in menopausa, in sovrappeso o obese, di età compresa tra i 50 e i 79 anni, che sono state invitate a ridurre l’apporto calorico giornaliero di circa 500 calorie. Le partecipanti sono state divise in due gruppi: uno ha consumato tutti i pasti in una finestra media di 8,2 ore (generalmente dalle 10 alle 18) e l’altro ha distribuito le calorie su 12,3 ore al giorno.

Entrambi i gruppi hanno perso circa 7 kg in sei mesi, ma il gruppo con la finestra alimentare più corta ha ottenuto risultati migliori nei test cognitivi, in particolare nella pianificazione spaziale e nella risoluzione dei problemi. Questo gruppo ha commesso anche meno errori nei test di memoria e apprendimento, mentre non sono emerse differenze significative in tempo di reazione o nella capacità di svolgere più compiti.

Secondo la responsabile dello studio Sue Shapses, la riduzione della durata del periodo alimentare sembrerebbe legata a un miglioramento delle facoltà mnemoniche e della concentrazione. Gli studiosi ipotizzano che il consumo alimentare in tempi più ristretti possa sostenere la salute cerebrale regolando il ritmo circadiano, riducendo l’infiammazione e migliorando il metabolismo.

Chi è in sovrappeso o obeso rischia maggiormente di sviluppare demenza o Alzheimer con l’età. Diminuire il periodo in cui si mangia a otto-nove ore al giorno, rispetto alle dodici ore, e terminare i pasti almeno quattro ore prima di dormire, possono offrire benefici aggiuntivi oltre alla semplice perdita di peso.

Lauri Wright, docente di nutrizione all’Università della Florida Sud, non coinvolta nello studio, sottolinea comunque la necessità di ulteriori ricerche, evidenziando che il momento dei pasti potrebbe avere un impatto indipendente dalla quantità o dalla qualità del cibo. Secondo vari esperti, tra cui la nutrizionista Robin DeCicco, consumare le calorie in una finestra temporale limitata generalmente porta a ridurre l’apporto calorico e marcatori di infiammazione, effetti utili anche per chi soffre di disturbi neurologici.

La pratica del digiuno intermittente, tuttavia, non è adatta a tutti: è sconsigliata a bambini, adolescenti, donne in gravidanza o allattamento, persone con storie di disturbi alimentari o con diabete in trattamento insulinico. In questi casi è necessaria la supervisione medica. Per mantenere la salute cerebrale restano fondamentali anche attività fisica regolare, sonno adeguato, controllo della pressione e della glicemia, assenza di fumo, relazioni sociali e una dieta equilibrata come la mediterranea.