Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto Lavoro in vista del Primo maggio. Il provvedimento introduce misure sul salario giusto, incentivi all’occupazione e il contrasto al caporalato digitale, con particolare attenzione ai rider. È previsto uno stanziamento di quasi un miliardo di euro per il rinnovo degli incentivi occupazionali, accessibili solo ai datori di lavoro che riconoscono e applicano il salario giusto, inteso come il trattamento economico complessivo stabilito dal contratto. Le aziende che sottoscrivono contratti non conformi o sottopagano i dipendenti non avranno diritto agli incentivi pubblici.

Tra le novità, il decreto intende incentivare la stabilizzazione dei giovani under 35 mai assunti a tempo indeterminato, con possibilità di ottenere benefici contributivi per la trasformazione di contratti a tempo determinato (di durata massima 12 mesi) in contratti stabili dal 1° agosto 2024 al 31 dicembre 2026. L’esonero dai contributi previdenziali, pari al 100% e fino a un massimo di 500 euro mensili, è riconosciuto per massimo 24 mesi, esclusi i contributi INAIL.

Nel decreto si trova anche la proroga dell’isopensione, che permette ai lavoratori di accedere all’uscita anticipata fino a sette anni rispetto ai quattro previsti inizialmente; la misura resta accessibile fino al 2029 per le aziende con almeno 15 dipendenti e situazioni di eccedenza di personale.

Non sono invece state inserite nella bozza alcune misure inizialmente previste riguardanti salute e sicurezza sul lavoro, come certificazione della formazione e il rifinanziamento del Fondo nuove competenze.

La premier Meloni ha evidenziato che la strategia del governo punta a favorire occupazione stabile e di qualità. Ha ricordato il taglio strutturale del cuneo contributivo, che ha portato un aumento della busta paga fino a mille euro all’anno per chi guadagna circa 32mila euro, e la riforma dell’Irpef, che vale circa 400 euro in più per un dipendente che guadagna 35mila euro lordi.

Negli ultimi anni sono stati registrati il record di occupati, una crescita dell’occupazione femminile, un calo generale e giovanile della disoccupazione, la riduzione della precarietà e un aumento del lavoro full time. Secondo dati Istat, dall’inizio della legislatura ci sono stati circa 1,2 milioni di occupati in più e oltre 550mila precari in meno.