La Cassazione ha messo fine al procedimento sui depistaggi seguiti alla morte di Stefano Cucchi, morto a Roma nell’ottobre 2009 dopo una settimana di detenzione. Il bilancio del processo vede due carabinieri condannati: Francesco Di Sano (10 mesi) e Luca De Cianni (2 anni e 6 mesi). Tre posizioni sono state dichiarate prescritte, tra cui quelle del generale Alessandro Casarsa, di Luciano Soligo e Francesco Cavallo. Sono stati assolti Massimiliano Colombo Labriola, Tiziano Testarmata e il colonnello Lorenzo Sabatino: quest’ultimo, sebbene in appello fosse stato condannato a un anno e tre mesi dopo aver rinunciato alla prescrizione, è stato ora assolto «perché il fatto non sussiste». In primo grado, nell’aprile 2022, tutti e otto i carabinieri imputati erano stati condannati. Secondo la motivazione della sentenza di appello, la catena di comando dei Carabinieri ha creato una “realtà di comodo” sulla vicenda. I giudici hanno rilevato una serie di anomalie nelle annotazioni ufficiali, finalizzate a indirizzare la responsabilità del decesso sulle condizioni personali di Cucchi – descritto come epilettico, tossicodipendente, anoressico e sieropositivo (quest’ultimo elemento poi smentito) – anziché accertare ciò che era realmente avvenuto durante la custodia. Dalla ricostruzione emerge l’intento di presentare un quadro che indirizzasse le indagini lontano dai Carabinieri.