Domenica sera è stato presentato al Congresso degli Stati Uniti un nuovo pacchetto di finanziamenti federali dal valore di circa 80 miliardi di dollari. Questo provvedimento, noto come ‘minibus’, unisce due delle dodici leggi annuali di bilancio e finanzia il Dipartimento di Stato, la sicurezza nazionale correlata, i servizi finanziari federali e le operazioni generali di governo, ma esclude i fondi per il Dipartimento della Sicurezza Interna (DHS). L’esclusione del DHS dal pacchetto è avvenuta dopo che i democratici hanno minacciato di bloccare i finanziamenti in seguito a un episodio a Minneapolis, dove un agente ICE ha sparato a una cittadina americana mentre era in auto. Mentre i repubblicani e alcuni funzionari del DHS hanno sostenuto che la donna abbia cercato di investire l’agente, i democratici accusano l’ICE di uso eccessivo e non provocato della forza.

Il voto sul pacchetto, che ammonta a oltre 76 miliardi di dollari, è previsto alla Camera dei Rappresentanti entro la settimana. Tra i contenuti, 850 milioni sono destinati al fondo ‘America First Opportunity Fund’ per consentire al Segretario di Stato di rispondere a situazioni impreviste. Il provvedimento comprende inoltre aiuti alla sicurezza per Israele, Taiwan e altri partner internazionali. Per quanto riguarda il Tesoro degli Stati Uniti, sono destinati oltre 13 miliardi fino alla fine dell’anno fiscale 2026 e il pacchetto vieta all’IRS di agire contro individui o gruppi per ragioni legate alle libertà di espressione o ideologiche, secondo la definizione dei repubblicani. Ulteriori risorse comprendono 872 milioni per l’Ufficio Esecutivo del Presidente e 9,69 miliardi per la magistratura federale.

Entrambi i partiti hanno sottolineato importanti vittorie nella negoziazione della misura: i repubblicani evidenziano l’orientamento sulle priorità di politica estera e la riduzione delle spese su programmi DEI (diversità, equità, inclusione), clima e questioni di genere, mentre i democratici confermano il sostegno a programmi di pianificazione familiare e alla protezione delle donne a livello globale. Restano però irrisolti i nodi relativi ai fondi del DHS, che saranno affrontati con un altro provvedimento assieme alle spese per difesa, lavoro e trasporti.

La scadenza per evitare una sospensione parziale delle attività di governo è fissata al 30 gennaio; in caso contrario, potrebbe verificarsi uno shutdown, almeno parziale, dato che si stanno ancora esaminando le restanti leggi di bilancio. Il passaggio delle misure alla Camera è possibile a maggioranza semplice, ma al Senato servono almeno 60 voti, rendendo decisivo il consenso dei democratici. Alcuni senatori non escludono la possibilità di uno shutdown in caso di mancato accordo sul DHS, mentre il presidente della Camera, Mike Johnson, si è detto fiducioso che un’interruzione sarà evitata e ha criticato le minacce democratiche come un rischio per la sicurezza nazionale.