La Procura di Bologna ha aperto un’inchiesta su dodici manifestanti coinvolti negli scontri con le forze dell’ordine davanti alla Prefettura, avvenuti la sera del 20 luglio, dopo la morte di Abderrahim Fakir durante un controllo di polizia al Pilastro. Gli indagati sono accusati di resistenza a pubblico ufficiale, travisamento e danneggiamento. Tra loro, un ventenne arrestato nei disordini e poi rilasciato con divieto di dimora a Bologna; il suo processo partirà il 9 settembre. Quella notte, un centinaio di persone si è separata dal presidio di solidarietà promosso dal sindaco Matteo Lepore, entrando in contrasto con gli agenti. Lepore, ora sotto scorta per minacce ricevute via social, ha ribadito che Bologna sta affrontando la situazione con forza e senso civico, e che la città non è stata distrutta dagli eventi. Le indagini sulla morte di Fakir continuano e sono state iscritte sei persone nel registro preliminare 45 bis: due poliziotti e quattro operatori della Croce Rossa. La Procura, in risposta alla richiesta della famiglia di Fakir di affidare l’indagine a un corpo diverso dalla squadra Mobile, ha sottolineato che il coordinamento dei pubblici ministeri garantisce terzietà. La sorella e la nipote della vittima, dopo un incontro con il capo della polizia, hanno manifestato fiducia nella giustizia italiana. Il legale dei due agenti, Gabriele Bordoni, ha chiesto alla Procura di estendere la consulenza informatica sui dispositivi elettronici anche ai video acquisiti nelle indagini, inclusa la bodycam di un poliziotto. Domani verrà affidata a un consulente informatico l’analisi del cellulare di Fakir, per ricostruirne i movimenti antecedenti ai fatti.
Dodici indagati per gli scontri dopo la morte di Fakir
