Bruno Contrada, ex dirigente di polizia e numero tre del Sisde, è morto a Palermo all’età di 94 anni. Originario di Napoli ma legato professionalmente a Palermo, Contrada ha compiuto tutta la carriera nella città siciliana, prima in polizia poi nei servizi segreti nell’arco di trent’anni. Nel 1992 fu arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, durante l’anno delle stragi di mafia a Palermo. Nel 1996 venne condannato a 10 anni di carcere, sentenza poi annullata in appello nel 2001 con assoluzione. Successivamente la Cassazione dispose un nuovo processo, che portò nel 2006 a una nuova condanna a 10 anni, confermata nel 2007. Ha scontato la pena tra carcere e domiciliari fino al 2012. Negli anni successivi sono stati presentati ricorsi per la revisione del processo, anche alla Corte europea dei diritti umani, che ha stabilito due volte la responsabilità dell’Italia: nel 2014 per la mancata concessione dei domiciliari per ragioni di salute e per la non chiarezza del reato contestato nel periodo dei fatti (1979-1988). Nel 2023 la Cassazione ha confermato il riconoscimento dell’ingiusta detenzione, con un indennizzo di 285.342 euro. L’avvocato Giuseppe Lipera, che lo ha difeso, ha ricordato Contrada come persona di grande senso dello Stato, vittima di un errore giudiziario e in condizioni di salute incompatibili con la detenzione. Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ha criticato la scarcerazione e il risarcimento, affermando che Contrada si sarebbe portato nella tomba segreti e responsabilità legate ai suoi anni nei servizi e nella lotta alla mafia.