Un recente studio pubblicato su NPJ Dementia collega la presenza di proteina tau nel cervello, tipica dell’Alzheimer, a una maggiore attività cerebrale e a una scarsa qualità del sonno. I ricercatori della Sanders-Brown Center on Aging dell’Università del Kentucky hanno osservato in modelli murini femmina che, a sei mesi di età, i topi con patologia tau trascorrevano più tempo svegli e meno tempo nelle fasi NREM del sonno, fondamentali per il riposo e la memoria. A nove mesi, questi topi registravano anche una riduzione del sonno REM, suggerendo un progressivo deterioramento del sonno. Secondo gli scienziati, tau altera il metabolismo del glucosio cerebrale, mantenendo il cervello in uno stato di iperattività e impedendo un riposo rigenerante. Questo fenomeno crea un circolo vizioso: la malattia peggiora il sonno e i disturbi del sonno aggravano la malattia. Gli autori sottolineano che lo studio identifica solo collegamenti tra tau, attività cerebrale e qualità del sonno, senza dimostrare un rapporto di causalità e senza garantire che i risultati si possano estendere all’uomo.
Wendy Troxel, psicologa clinica e ricercatrice al RAND, evidenzia come il sonno sia cruciale per la salute cognitiva e l’invecchiamento. Secondo ricerche citate, la durata ridotta del sonno, le interruzioni frequenti o una routine irregolare possono aumentare il rischio di demenza. Il sonno profondo, inoltre, attiva il sistema glinfatico che libera il cervello dalle tossine, fra cui tau e beta-amiloide, elementi associati all’Alzheimer. La Troxel spiega che trascurare il sonno non significa soltanto perdere riposo, ma anche compromettere questo sistema di pulizia cerebrale, attivo soprattutto durante il sonno.
Nonostante l’importanza del sonno, la Troxel invita a evitare eccessive preoccupazioni, poiché lo stress per la qualità del riposo può generare ulteriore ansia e peggiorare la situazione. Suggerisce di mantenere buone abitudini per favorire il sonno senza puntare alla perfezione assoluta.
