Israele ha accettato di avviare negoziati diretti con il Libano, rispondendo a un appello di Beirut a seguito dei recenti attacchi condotti dalle forze armate israeliane (Idf) in territorio libanese e degli avvisi di evacuazione emessi a sud di Beirut. Tali raid rappresentano l’operazione più intensa dall’inizio della guerra, provocando la dura condanna della comunità internazionale e richieste, anche da parte di Donald Trump, al primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu per una riduzione dell’intensità degli attacchi, al fine di preservare la fragile tregua con l’Iran e favorire i negoziati imminenti con Teheran.

Netanyahu ha incaricato il governo di procedere “il prima possibile” con i colloqui, focalizzati sul disarmo di Hezbollah e sulla costruzione di rapporti pacifici tra Israele e Libano. Tuttavia, Netanyahu non ha garantito un cessate il fuoco contro Hezbollah, come invece richiesto dalle autorità libanesi. Secondo fonti diplomatiche, i negoziati dovrebbero partire la prossima settimana a Washington, con la partecipazione degli ambasciatori dei due Paesi e con il coinvolgimento di mediatori statunitensi.

Anche il presidente libanese Joseph Aoun si è espresso, sostenendo che la soluzione per il Libano passa da un cessate il fuoco e da negoziati diretti con Israele. Diverse capitali europee, tra cui Parigi, Berlino, Londra e Madrid, insieme a Mosca, Ankara e il Pakistan, hanno chiesto che il Libano venga incluso nella tregua con l’Iran. Nel fine settimana a Islamabad sono previsti i primi colloqui diretti tra le delegazioni di Teheran e Washington.

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha invitato a cessare immediatamente gli attacchi su Beirut, avvertendo che violazioni del cessate il fuoco comporterebbero ripercussioni. Al momento, la tregua tra Stati Uniti, Israele e Iran è sostanzialmente rispettata, anche se permangono divergenze sull’interpretazione dei termini dell’accordo. Nel frattempo, Trump ha dichiarato ottimismo su un possibile accordo di pace con l’Iran, ma ha assicurato che le forze americane resteranno nell’area finché non sarà raggiunto un accordo pienamente efficace.

Lo Stretto di Hormuz rimane parzialmente chiuso; Teheran autorizza il passaggio limitato delle navi secondo l’intesa sul cessate il fuoco. Permane il rischio posto dalle mine posizionate dai pasdaran e dai possibili pedaggi imposti dall’Iran. L’instabilità si riflette sui mercati azionari europei e asiatici, mentre il prezzo del petrolio si avvicina ai 100 dollari al barile.

Fra le vittime degli ultimi raid israeliani in Libano figura Ali Yusuf Harshi, nipote e segretario del leader di Hezbollah Naim Qassem. Secondo fonti libanesi, gli attacchi hanno causato finora circa 1.700 vittime e più di un milione di sfollati.