Alcuni detenuti migranti nel centro statale noto come “Alligator Alcatraz”, situato nelle Everglades della Florida, sarebbero stati vittime di gravi violenze da parte delle guardie dopo aver protestato per la mancanza di accesso ai telefoni con cui comunicano con familiari e avvocati. Secondo la testimonianza fornita dall’avvocata Katherine Blankenship, le guardie hanno aggredito fisicamente diversi detenuti, causando loro lesioni a testa, spalle e polsi, e in un caso, un detenuto avrebbe subito la frattura di un polso. Inoltre, uno dei suoi clienti sarebbe stato preso a pugni, atterrato, picchiato e schiacciato al collo da un ginocchio di una guardia. Le violenze sarebbero avvenute dopo che le guardie avevano schernito verbalmente i detenuti e minacciato di entrare nella cella.
Il giorno dopo l’incidente, il servizio telefonico è stato ripristinato, ma le autorità non hanno fornito spiegazioni sul motivo dell’interruzione. La dichiarazione dell’avvocata fa parte di un’azione legale secondo cui le autorità non avrebbero rispettato l’ingiunzione preliminare di una giudice federale, che obbliga il centro a garantire chiamate tempestive, gratuite, riservate e non sorvegliate tra i detenuti e i loro avvocati, con almeno un telefono attivo ogni 25 persone.
Le autorità statali e federali hanno respinto le accuse, attribuendo eventuali restrizioni a motivi di sicurezza e mancanza di personale, e negano violazioni dei diritti costituzionali dei detenuti. La struttura, realizzata nel 2023 dall’amministrazione del governatore Ron DeSantis per sostenere le politiche migratorie dell’allora presidente Donald Trump, è già stata oggetto di varie azioni legali. Recentemente, la deputata federale Debbie Wasserman Schultz ha visitato il centro senza poter parlare con i detenuti, descrivendo le condizioni come “disumane” e “crudeli”.
