Un recente documento del Vaticano, ‘Antiqua et Nova – L’Antico e il Nuovo’, solleva interrogativi fondamentali sull’intelligenza artificiale (IA), spostando l’attenzione dagli aspetti tecnici a quelli filosofici e morali. Il testo sottolinea che la rapida evoluzione dell’IA impone una riflessione sulla natura dell’intelligenza e sulla responsabilità di chi utilizza strumenti potenti. Papa Leone XIV ha elogiato l’IA come prova dell’ingegno umano, ma mette in guardia dai rischi di un accesso immediato alle informazioni che può sostituire la comprensione autentica, specialmente tra i giovani, il cui sviluppo morale e intellettuale rischia di essere compromesso se i dispositivi intelligenti pensano al posto loro.

Anche figure di spicco come Geoffrey Hinton, noto come il ‘padrino dell’IA’, esprimono preoccupazioni crescenti sul fatto che questi sistemi possano superare l’uomo in modi dannosi per la società. Il dibattito principale ruota attorno alla differenza tra semplice accumulo d’informazioni e saggezza autentica: conoscere molti dati non coincide con il comprendere la natura e il fine delle cose, né con la capacità di giudicare nei contesti reali.

Secondo l’autore, l’attuale IA non possiede una vera intelligenza umana: elabora rapidamente simboli, ma non percepisce il significato, non riflette sul bene né decide cosa sia opportuno fare. Il vero pericolo non è che l’IA sviluppi coscienza e domini l’uomo, ma che le competenze umane vengano indebolite, creando generazioni capaci solo di guidare macchine ma prive di senso critico e giudizio autonomo.

La soluzione indicata non consiste nel rifiutare l’IA, che offre molteplici vantaggi, ma nel rafforzare le abitudini mentali e i caratteri forgiati da una solida formazione. Si evidenzia l’importanza degli studi classici e delle arti liberali: la lettura approfondita di testi contribuisce a cogliere sfumature che le macchine non possono restituire; logica e matematica affinano il ragionamento e smascherano falsità; storia, letteratura e filosofia ampliano l’immaginazione morale e mostrano la complessità delle tecnologie odierne; etica e filosofia politica obbligano a interrogarsi su cosa sia una vita buona e una società giusta, questioni su cui le macchine restano silenti.

La formazione di leader e cittadini in grado di interrogarsi sul senso e le conseguenze dell’uso dell’IA è ritenuta fondamentale. Le leggi, da sole, non bastano: serve una cultura che parta dalla famiglia e dalla scuola per coltivare la ricerca della verità e la capacità di pensiero indipendente. In questa nuova era, la vera risorsa scarsa sarà la saggezza, qualcosa che nessuna macchina potrà mai fornire.