Il geologo petrolifero Art Berman sottolinea che milioni di barili di produzione petrolifera nel Golfo Persico restano bloccati e riportare in funzione i pozzi sarà un processo complesso e non immediato. Nonostante il ripristino del transito nel tratto strategico dello Stretto di Hormuz, numerose problematiche tecniche rimangono irrisolte nei giacimenti sotterranei. Secondo Berman, circa 8 milioni di barili giornalieri di produzione sono ancora fermi, situazione che contribuisce a una riduzione globale di circa 10 milioni di barili al giorno rispetto al periodo precedente la crisi.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia conferma che la produzione del Golfo, pur essendo risalita a luglio 2026, è ancora 8,3 milioni di barili al giorno sotto i livelli prebellici, e l’offerta mondiale rimane inferiore rispetto all’anno precedente. L’Energy Information Administration degli Stati Uniti fornisce stime leggermente diverse, attestando una media di 5,5 milioni di barili giornalieri bloccati e prevede un ritorno a condizioni normali non prima del 2027 per la maggior parte dei produttori del Golfo.

Berman segnala che le difficoltà principali non riguardano solo la sicurezza del trasporto marittimo, ma soprattutto la riattivazione dei pozzi petroliferi, un’operazione che può richiedere settimane o mesi: circa l’80% potrebbe tornare a livelli precedenti, mentre altri pozzi potrebbero avere bisogno di interventi ingegneristici specifici o non recuperare integralmente la capacità produttiva. Secondo analisti di Wood Mackenzie, la maggior parte dei campi impattati potrebbe ripristinare il 70% della produzione entro tre mesi e il 90% entro sei, ma la restante parte richiederà tempistiche maggiori.

Anche dopo eventuali accordi politici o cessate il fuoco, la ripresa delle forniture petrolifere ai livelli precedenti potrebbe essere rallentata da problemi logistici e dalla diffidenza degli operatori marittimi e assicurativi verso la sicurezza dello Stretto.

Berman evidenzia che la crisi rappresenta uno shock strutturale per il sistema energetico ed economico globale, paragonabile ad altri grandi eventi degli ultimi anni. Pur essendo gli Stati Uniti il maggiore produttore mondiale, la dipendenza dalle diverse tipologie di greggio per le raffinerie americane fa sì che le interruzioni nelle forniture internazionali influenzino comunque il mercato e i prezzi negli USA. Secondo la EIA, le difficoltà nello Stretto di Hormuz hanno già portato a una maggiore ricerca di fonti alternative da parte degli acquirenti internazionali, con effetti sui margini di raffinazione e sulle esportazioni statunitensi.

Le autorità americane rassicurano sulle prospettive di sicurezza energetica nazionale, evidenziando la produzione record e attribuendo all’Iran la responsabilità per le recenti tensioni nello Stretto di Hormuz.