Ieri sera a Pantelleria suonava un violino da 10 milioni di euro. Ma il vero lusso era tutto il resto.

L’EDITORIALE DEL DIRETTORE

Ieri sera, al Giardino della Luna, a Pantelleria suonava un violino da 10 milioni di euro.

Era lo Stradivari 1729 “Ex-Ernst”, affidato alle mani di Răzvan Stoica, uno dei grandi virtuosi del violino della scena internazionale, accompagnato al pianoforte dalla sorella Andreea Stoica.

Ma, a pensarci bene, il vero lusso della serata era tutto il resto.

Era poter ascoltare due artisti di questo livello sotto il cielo di Pantelleria. Era un luogo straordinario, il Giardino della Luna, che per una sera è sembrato quasi costruito apposta per quella musica. Era un pubblico numerosissimo — sorprendentemente numeroso per un concerto di musica classica — rimasto per tutta la serata praticamente immobile, ipnotizzato.

E soprattutto in silenzio.

Un silenzio vero.

Di quelli che oggi sono diventati quasi un lusso anche loro.

Per lunghi momenti sembrava che nessuno volesse neppure respirare per non rompere qualcosa. Un silenzio quasi mistico, perfettamente adatto a quel luogo: una specie di Getsemani pantesco, di pietra, vento e luna, nel quale le note dello Stradivari arrivavano nitidissime e poi sembravano perdersi nel buio.

Tutto, ieri sera, ha funzionato.

Il luogo. Il pubblico. L’organizzazione. Gli artisti. La musica.

E quando tutto funziona così bene, senza bisogno di effetti speciali, accade quella cosa rara che chiamiamo semplicemente magia.

Il programma, A Journey Through Passion, Fire, and Fantasy, era costruito con intelligenza: Vitali, Piazzolla, Paganini, Čajkovskij, Ravel, Sarasate, Bazzini.

Musica straordinaria, ma soprattutto musica capace di arrivare anche a chi — come il sottoscritto — non può certo definirsi un musicofilo.

E forse questo è uno degli aspetti più belli della serata.

Non bisognava “capire” la musica.

Bastava ascoltarla.

Si poteva essere esperti di Paganini oppure non distinguere una ciaccona da una rapsodia: davanti al virtuosismo di Stoica e all’intesa quasi naturale con il pianoforte di Andreea, la differenza diventava improvvisamente poco importante.

Restava la bellezza.

E poi c’è qualcosa che rende questa serata ancora più speciale e che merita di essere sottolineato.

Il concerto era aperto a tutti, gratuitamente, con offerta libera destinata esclusivamente alla Fondazione per la Ricerca sulla Fibrosi Cistica. Răzvan e Andreea Stoica si sono esibiti senza alcun compenso.

Quando artisti abituati alle grandi sale da concerto internazionali mettono gratuitamente il proprio talento al servizio della ricerca, la parola “beneficenza” sembra quasi insufficiente.

È un gesto di civiltà.

La serata, presentata da una visibilmente emozionata Myrta Merlino, ha visto la presenza di Paolo Faganelli, vicepresidente della Fondazione, e nasce ancora una volta dall’impegno e dalla passione di Enrica de Biasi, che riesce a portare su quest’isola musicisti e progetti che normalmente ci aspetteremmo di trovare nei cartelloni delle grandi città.

Ed è forse proprio qui il punto.

Questa è cultura con la C maiuscola.

Non perché c’era uno Stradivari da dieci milioni di euro.

Non perché Răzvan Stoica abbia suonato nei grandi templi internazionali della musica.

Ma perché per una sera centinaia di persone, su una piccola isola nel mezzo del Mediterraneo, si sono ritrovate insieme e hanno scelto spontaneamente di fare silenzio per ascoltare.

E contemporaneamente, ascoltando, hanno contribuito alla ricerca scientifica.

Non servivano dress code, biglietti costosi o platee esclusive. Le porte erano aperte. L’ingresso gratuito. Chi voleva poteva lasciare un’offerta.

Questa è forse la forma più bella e intelligente di cultura: qualità altissima e porte aperte.

Permettetemi infine una piccola nota personale.

La sera precedente io e mia moglie abbiamo avuto il piacere e il privilegio di accogliere Răzvan e Andreea e di andare semplicemente a mangiare una pizza insieme.

A un certo punto mi sono reso conto della surrealtà della situazione: eravamo seduti a un tavolo di Pantelleria, davanti a una pizza, e sulla sedia accanto alla nostra era tranquillamente appoggiato uno Stradivari del 1729 da dieci milioni di euro.

Diciamo che raramente mi era capitato di preoccuparmi così tanto che un cameriere, passando, urtasse una sedia.

Ma al di là dell’aneddoto e del valore vertiginoso dello strumento, ciò che resta è soprattutto l’incontro con due grandi interpreti che hanno scelto di regalare il proprio talento a quest’isola e a una causa importante.

A loro va il grazie di Pantelleria.

A Enrica de Biasi, che tutto questo lo ha reso possibile, un grazie particolare.

E alla fine, dopo l’ultima nota, resta un’immagine.

Un giardino pieno di gente.

Un violino vecchio di quasi tre secoli.

La luna.

E quel silenzio incredibile di centinaia di persone che, per una sera, non avevano nessuna fretta di essere altrove.

Se questo non è fare cultura, è difficile immaginare cosa lo sia.

Aurelio Mustacciuoli