Durante una veglia di preghiera allo Stadio Olimpico “Lluís Companys” di Barcellona, Papa Leone si è soffermato sui problemi della violenza familiare, in particolare quella contro le donne, sottolineando come questi episodi derivino da rapporti avvelenati e abusi. Secondo il Papa, è responsabilità personale e collettiva affrontare questa realtà. Ha evidenziato che non si può attribuire a Dio ciò che è nelle mani dell’uomo: l’intelligenza, la volontà e la coscienza devono essere strumenti per prevenire l’odio e la violenza, anche tra familiari.

Papa Leone ha parlato anche della “malattia silenziosa” della depressione, che colpisce in modo crescente anche i giovani, ponendo l’accento sul fatto che nelle società considerate avanzate la salute mentale è minacciata da pressioni e aspettative imposte da un certo modello di crescita. Ha sottolineato la necessità di un sistema sanitario che ponga la salute mentale tra le priorità.

Il Pontefice ha poi invitato a non giudicare i momenti di difficoltà o le “notti” della vita, ma a viverli come possibilità di rinascita e cambiamento. Ha ricordato che Dio non è venuto per giudicare, ma per salvare, esortando a non considerare le crisi personali o collettive come fallimenti, ma come occasioni per aprirsi al cambiamento e alla ricerca spirituale.

Infine, Papa Leone ha criticato l’idolatria del profitto e del rendimento che, a suo avviso, anestetizza la coscienza collettiva e genera ingiustizia e povertà esistenziale. Ha invitato i giovani a dare valore alle cose importanti, a sviluppare un pensiero critico sul sistema sociale attuale e a non temere l’inquietudine e la scoperta della propria interiorità.