La procura di Roma sta indagando su presunti tentativi di corruzione e rivelazione del segreto d’ufficio legati al progetto del Ponte sullo Stretto. Al centro dell’inchiesta vi è l’ex presidente aggiunto della Corte dei Conti, Tommaso Miele, in pensione da febbraio, ritenuto figura chiave di un gruppo che avrebbe cercato di influenzare l’approvazione del progetto definitivo dell’opera. Sono indagati anche Vincenzo Virgiglio, responsabile relazioni esterne dell’’Accademia Calabria’, e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, ex membro del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e già commissario della Lega in Calabria.
Secondo l’accusa, Virgiglio e Saccomanno avrebbero promesso a Miele sostegno per incarichi pubblici dopo la pensione, in cambio di un intervento favorevole all’approvazione del progetto. Inoltre, sarebbero state diffuse notizie riservate acquisite da Miele, che avrebbe fornito aggiornamenti costanti sull’andamento delle procedure interne alla Corte, anche sugli orientamenti dei colleghi.
I carabinieri del Ros hanno effettuato perquisizioni a Roma, in provincia di Reggio Calabria e nel Frusinate, sequestrando materiale utile alle indagini. L’amministratore delegato di Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha dichiarato l’estraneità della società ai fatti e offerto piena disponibilità a collaborare con la magistratura, assicurando la tutela degli interessi aziendali e del progetto.
Da alcune intercettazioni, Miele avrebbe espresso l’interesse ad assumere posizioni apicali dopo il pensionamento e avrebbe manifestato sicurezza sui futuri incarichi. Il magistrato avrebbe anche spiegato di aver evitato apparizioni pubbliche per ragioni di opportunità dopo la sospensione del progetto da parte della Corte dei Conti.
Sul piano politico, le opposizioni hanno espresso critiche sulla gestione del progetto e sulla trasparenza degli iter, con commenti di Pd, M5S, Avs e Azione. Diversi esponenti hanno sottolineato la necessità di chiarezza e di verifica dell’utilità e dei costi dell’opera.
