Il Papa, intervenendo all’incontro interparlamentare dell’Osce sulla criminalità organizzata, ha ribadito che la dignità di ogni persona deve essere sempre rispettata, anche nei confronti di chi ha commesso reati. Ha escluso l’uso della pena di morte, della tortura e di qualunque punizione crudele o degradante, sottolineando che la giustizia vera non si esaurisce nella punizione, ma deve puntare anche alla rieducazione e al pieno reinserimento dei condannati. Secondo il Pontefice, nessuna società giusta può durare se non viene rispettata la legge, e nessuno può permettersi di violare la dignità altrui, indipendentemente dal potere o dallo status. Ha inoltre spiegato che la lotta alla criminalità richiede sia l’azione delle forze dell’ordine sia il coinvolgimento dell’intera società, a livello nazionale e internazionale. In merito alle dipendenze, ha dichiarato che la sola repressione non basta: servono programmi completi di cura, supporto psicologico e riabilitazione, capaci di andare oltre strategie soltanto repressive o permissive. Ha infine evidenziato il ruolo centrale dell’educazione, soprattutto nell’era dei social media che diffondono informazioni fuorvianti, invitando a trasmettere conoscenze scientifiche accurate sui rischi delle droghe, partendo dalla famiglia e rafforzando il messaggio a scuola.