Secondo il primo rapporto globale dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato (Unodc), presentato a Palermo in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, dal 2000 a oggi le mafie mondiali hanno causato circa 95mila morti all’anno, equivalenti alle vittime annuali delle guerre. Il rapporto evidenzia come l’utilizzo della violenza da parte delle mafie non sia diminuito negli anni, smentendo l’idea di una trasformazione verso metodi meno cruenti. Quattro sono i punti principali emersi dallo studio: l’alto numero di omicidi imputabili ai gruppi criminali, l’uso crescente di tecnologie che rende più ampio il numero delle vittime di estorsioni e frodi online, il traffico di stupefacenti rimasto l’attività più redditizia – con solo lungo la rotta balcanica introiti tra i 3 e i 7 miliardi di dollari l’anno per eroina e metanfetamina, e la cocaina che genera ricavi almeno dieci volte superiori –, e il costante ricorso a violenza e intimidazioni per il controllo del territorio. In media, un omicidio su cinque nel mondo è legato a organizzazioni criminali, incidenza che sale fino a uno su due in America Latina dove prevale l’azione dei cartelli del narcotraffico. Il documento sottolinea inoltre che la Convenzione di Palermo del 2000 resta lo strumento internazionale principale contro la criminalità organizzata transnazionale, essendo ancora oggi fondamentale per la cooperazione tra Stati in ambito politico, giudiziario e di polizia.