La procura di Bologna ha aperto un procedimento, registrato nel nuovo ‘modello 45 bis’, per chiarire le cause della morte di Abderrahim Fakir, deceduto domenica in via Svevo durante un intervento della polizia. Sono stati inseriti nel registro, per omicidio colposo, i quattro operatori dell’ambulanza e i due poliziotti intervenuti, ma non risultano indagati: si tratta di una fase preliminare prevista dalle recenti normative.

Secondo gli accertamenti iniziali, la polizia ha chiamato il 118 riferendo di una “crisi psichiatrica”. Fakir era stato segnalato da alcuni residenti perché in escandescenza e coinvolto in un alterco con un automobilista. I due agenti avrebbero usato spray al peperoncino e bloccato Fakir, che presentava ferite al volto e al capo al momento del decesso. Il personale sanitario, secondo la Croce Rossa, ha atteso il via libera delle forze dell’ordine prima di intervenire. L’autopsia sarà affidata a un pool di specialisti per accertare tempi e cause della morte, anche tramite le immagini delle bodycam degli agenti e i video acquisiti dalla procura.

Il caso ha suscitato proteste pubbliche. Durante una manifestazione organizzata dal sindaco Matteo Lepore in piazza Nettuno, la sorella della vittima è stata colta da malore. Il Si Cobas ha annunciato scioperi e blocchi alle aziende dell’Interporto di Bologna come forma di protesta.

Sul piano mediatico è scoppiata una polemica riguardo alla mancata trasmissione, nella Tgr Emilia-Romagna, di un servizio video relativo ai fatti. Il Comitato di Redazione, Usigrai, Aser e Fnsi hanno denunciato il taglio di parti del filmato e la rimozione dell’espressione “intervento violento”. La direzione smentisce ogni censura, sostenendo che si è trattato di normali correzioni editoriali e che la notizia ha avuto ampia copertura, ma la vicenda resta al centro di interrogazioni parlamentari e richieste di chiarimento da parte di consiglieri Rai e altri sindacati.

La procura precisa che le indagini analizzeranno l’intera sequenza degli eventi, non solo i video circolati in rete. La famiglia Fakir è assistita dall’avvocato Fabio Anselmo, che sottolinea la necessità di indagini indipendenti. La precedente legale di Fakir, Barbara Spinelli, lo descrive come un uomo integrato e rispettoso, regolarmente residente in Italia e preoccupato per il futuro della sua attività e dei dipendenti.