Il governo iraniano ha iniziato a richiedere un pedaggio di 2 milioni di dollari ad alcune petroliere per attraversare lo Stretto di Hormuz, nel tentativo di rafforzare il proprio controllo su questa strategica via di navigazione. Il parlamentare Alaeddin Boroujerdi, membro della commissione sicurezza nazionale, ha dichiarato che questa misura segna l’avvio di un nuovo approccio nella gestione dello Stretto, considerato una zona sotto un rinnovato ‘regime sovrano’ iraniano. Secondo Boroujerdi, la riscossione dei diritti di transito attesta la forza dell’Iran e sarebbe già stata attuata.

Le dichiarazioni di Boroujerdi seguono l’avvertimento del presidente statunitense Donald Trump, che ha minacciato di colpire le infrastrutture energetiche iraniane qualora lo Stretto non venisse ‘aperto completamente e senza minacce’ entro 48 ore. Ali Mousavi, rappresentante iraniano presso l’Organizzazione Marittima Internazionale, ha affermato che lo Stretto resta accessibile a tutti, ad eccezione dei nemici dell’Iran. Anche il presidente iraniano Pezeshkian ha ribadito che lo Stretto è aperto solo a chi non viola il territorio nazionale.

Secondo alcune fonti, l’Iran avrebbe anche predisposto un passaggio marittimo considerato ‘sicuro’ e offre l’approvazione per il transito di navi controllate, con alcuni casi in cui è stato effettivamente pagato il pedaggio di 2 milioni di dollari. Alcuni Paesi, tra cui Cina, India, Pakistan, Malaysia e Iraq, sarebbero in trattativa con Teheran per il passaggio delle proprie imbarcazioni, mentre le Guardie rivoluzionarie iraniane hanno istituito un sistema per registrare le navi ‘approvate’.

Secondo la società di intelligence marittima Windward AI, la circolazione nello Stretto sarebbe prossima al collasso, con soli 16 attraversamenti visibili nei sette giorni precedenti. Le navi sembrano deviare sempre più verso le acque territoriali iraniane. Il volume delle esportazioni di energia del Golfo, tra cui petrolio e gas naturale liquefatto, è sceso ai minimi recenti, anche se l’export iraniano prosegue grazie a rotte alternative e ai volumi accumulati in mare.

Lo Stretto di Hormuz ha un ruolo cruciale: ogni giorno vi transita circa il 20% del gas naturale liquefatto mondiale e 20 milioni di barili di petrolio. La situazione di chiusura ha provocato l’aumento dei costi di spedizione e assicurazione, facendo crescere i prezzi del petrolio e creando preoccupazioni economiche a livello globale.