La guerra contro l’Iran, in corso da tre settimane, sta causando tensioni all’interno dell’amministrazione Trump. Joe Kent, direttore del centro nazionale antiterrorismo e veterano delle forze speciali, si è dimesso in disaccordo con l’operazione ‘Epic Fury’. In una nota pubblicata su X, Kent ha affermato che l’Iran non rappresentava una minaccia imminente per gli Stati Uniti e ha attribuito l’inizio della guerra alle pressioni di Israele e della sua lobby americana. In una lettera indirizzata al presidente, Kent ha criticato una ‘campagna di disinformazione’ condotta da funzionari israeliani e dai media, accusandoli di minare la politica ‘America First’. Kent, che ha partecipato a 11 missioni di combattimento e ha perso la moglie, soldatessa in Siria, ha dichiarato di non voler sostenere una guerra senza beneficio per il popolo americano. Donald Trump ha criticato duramente le dimissioni, definendo Kent ‘debole’, mentre la Casa Bianca lo ha accusato di diffondere falsità simili a quelle dei democratici. La portavoce Karoline Leavitt ha ribadito che soltanto il presidente può definire cosa costituisca una minaccia. Tulsi Gabbard, direttrice dell’intelligence nazionale, e altri dirigenti dei servizi segreti dovranno testimoniare davanti alla Commissione intelligence del Senato sul conflitto con Teheran. Nel frattempo, Trump ha affrontato la crisi a Cuba, colpita da un grande blackout, dichiarando la necessità di un intervento imminente. Il Segretario di Stato ha ritenuto insufficienti le recenti aperture dell’Havana agli investimenti degli esuli. Secondo il New York Times, gli Stati Uniti hanno chiesto le dimissioni del presidente cubano Díaz-Canel come condizione per nuovi negoziati, ma non esercitano al momento pressioni sulla famiglia Castro, lasciando ai cubani le decisioni future.