Durante la partita inaugurale della Women’s Asian Cup, la nazionale femminile di calcio dell’Iran ha scelto di non cantare l’inno nazionale, rimanendo in silenzio e impassibili mentre l’inno veniva trasmesso allo stadio di Gold Coast, in Australia, nel match contro la Corea del Sud. Il gesto è avvenuto subito dopo i recenti attacchi militari congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno provocato la morte, tra gli altri, della guida suprema Ali Khamenei. Durante la conferenza stampa, un tentativo di porre domande sulla morte di Khamenei è stato rapidamente interrotto da un responsabile della federazione asiatica, senza che la risposta dell’allenatrice Marziyeh Jafari venisse tradotta.
A seguito degli attacchi, l’Iran ha risposto colpendo obiettivi in Israele e paesi alleati degli Stati Uniti nella regione. Le conseguenze nel mondo sportivo sono state immediate: la federazione calcistica iraniana ha dichiarato che, dopo questi eventi, non si guarda con ottimismo alla partecipazione ai prossimi Mondiali, già conquistata con l’accesso al torneo che inizierà a giugno a Los Angeles contro la Nuova Zelanda. Le attività della nazionale maschile restano ferme per il periodo di lutto di 40 giorni, mentre la selezione femminile è stata autorizzata a giocare l’Asian Cup. La FIFA ha affermato che monitorerà la situazione.
Anche in Israele ci sono state ripercussioni: la federazione di ginnastica ha annunciato la sospensione di tutte le attività delle squadre nazionali a causa dei disordini e dell’insicurezza, riferendo che gli atleti si stanno spesso rifugiando nei bunker dopo l’inizio delle controffensive iraniane. Un attacco missilistico iraniano ha causato almeno otto vittime tra gli israeliani in una zona non distante da Gerusalemme.
