Nel tardo pomeriggio di ieri una barca con migranti è naufragata al largo di Lampedusa. Un bambino originario della Sierra Leone di circa 2 o 3 anni, risulta disperso. La guardia costiera, con la motovedetta Cp327, ha salvato 64 persone tra cui 14 donne e 10 minori. Il natante di 9 metri era partito da Sfax, in Tunisia, ed è affondato dopo aver imbarcato acqua. Al momento non sono stati trovati tracce del bambino, scivolato dalle braccia della madre durante il salvataggio. Le ricerche proseguono impiegando la motovedetta Cp 271 e un velivolo della guardia costiera.

Le persone soccorse provengono da Burkina Faso, Camerun, Costa d’Avorio, Guinea e Sierra Leone. Gli ivoriani hanno dichiarato di aver pagato 300 euro per la traversata e hanno espresso la volontà di restare in Italia. Le autorità stanno ascoltando i superstiti all’hotspot di Lampedusa, dove sono ospitate in tutto 394 persone. Nelle ultime ore sono stati soccorsi 292 migranti, compresi i superstiti del naufragio, su sette diversi natanti partiti anche dalla Libia. Dopo l’arrivo, tre uomini e una donna sono stati portati al poliambulatorio per ipotermia e uno per tachicardia. È previsto il trasferimento di 248 persone verso Porto Empedocle nella giornata odierna.

Save the Children, commentando il naufragio, ha affermato che il bambino disperso è una vittima delle politiche che privilegiano la difesa dei confini rispetto al salvataggio di vite. L’organizzazione, presente sull’isola con la Croce Rossa, sottolinea che ritardi e scelte politiche mettono a rischio chi fugge da povertà e violenze, ricordando che negli ultimi tre anni oltre 100 bambini all’anno hanno perso la vita nel Mediterraneo. Chiede di aprire canali sicuri verso l’Europa e attivare sistemi strutturati di ricerca e soccorso che rispettino il diritto internazionale. Save the Children evidenzia inoltre che limitare l’azione delle navi di soccorso rappresenterebbe un grave rischio per la tutela di bambini e adolescenti migranti.