Peter Magyar, vincitore delle recenti elezioni, ha scelto i principali canali dell’informazione pubblica ungherese per annunciare un deciso cambio di rotta. Durante le sue prime interviste a Kossuth Radio e M1, Magyar ha definito il sistema mediatico attuale come una “cassa di risonanza” della propaganda governativa, sostenendo che sia giunto alla fine. Ha accusato i media di avere raccontato una sola versione dei fatti, di aver diffuso menzogne sulla sua famiglia e di averlo insultato. Nel suo intervento ha sottolineato che l’obiettivo non è la vendetta, ma la restituzione agli ungheresi di un’informazione pubblica imparziale e veritiera.
L’intervista su M1, mai concessa prima a un membro dell’opposizione, ha rapidamente acquisito molta attenzione, mettendo in evidenza la contrapposizione tra la nuova maggioranza e la vecchia gestione dei media. Magyar ha criticato l’atteggiamento dei giornalisti nel trattamento dei precedenti leader, accusandoli di non aver mai interrotto il primo ministro uscente. Queste dichiarazioni hanno provocato immediate reazioni da parte dei media pubblici, che hanno parlato di “minacce” nei loro confronti.
Nel suo programma, Magyar ha annunciato la volontà di riformare le regole che governano i finanziamenti e la pubblicità istituzionale ai media pubblici, dichiarando che punterà a un servizio neutrale e pubblico, con la possibilità di tagliare fondi finché tale obiettivo non sarà raggiunto. Le riforme sui media e la lotta alla corruzione si trovano in cima all’agenda del futuro governo, il cui insediamento è previsto entro inizio maggio. Magyar ha inoltre chiesto al presidente ungherese Tamas Sulyok di dimettersi, definendolo “un burattino” e ipotizzando cambiamenti costituzionali in caso di resistenza.
Parallelamente, proseguono i negoziati con Bruxelles per sbloccare 18 miliardi di fondi europei congelati, con il commissario Ue per la Difesa, Andrius Kubilius, che ha espresso speranza in un rapido riallineamento dell’Ungheria e nel ritiro del veto sul prestito comune europeo destinato a Kiev. Nel frattempo, Viktor Orban non parteciperà al prossimo vertice dei leader europei.
