Secondo il rapporto “Le Equilibriste – La maternità in Italia 2026” di Save The Children, solo il 58,2% delle madri con figli in età prescolare risulta occupato nel Paese, segnando un peggioramento della situazione lavorativa femminile in tutte le regioni. La penalizzazione legata alla maternità raggiunge il 33%. L’incremento generale dell’occupazione non ha coinvolto in modo significativo le madri: tra le donne di 25-54 anni con almeno un figlio minore, il tasso di occupazione è cresciuto solo dello 0,1% rispetto allo 0,9% riscontrato tra gli uomini nella stessa condizione. Nel settore privato, il 25% delle madri under 35 abbandona il lavoro nell’anno della nascita del primo figlio, contro il 12% delle over 35. Tra i genitori 20-29enni, il 59,8% delle madri risulta inattivo (che sale al 70% con due o più figli) rispetto al 6,2% dei padri. Nella fascia delle madri tra i 15 e i 29 anni, il 60,9% non lavora, non studia e non è avviato a percorsi formativi, mentre tra i padri la quota è dell’11,3%. I dati regionali mostrano una forte disparità: tra le madri 25-54enni con almeno un figlio minore, il tasso di occupazione è del 73,1% al Nord, 71% al Centro e scende al 45,7% nel Sud e isole. Emilia Romagna conquista il primato di regione più favorevole alle madri, seguita da Valle d’Aosta, mentre la Sicilia si colloca all’ultimo posto. Il Piemonte migliora dall’12° all’8° posto e la Calabria dal 18° al 16°, mentre Friuli-Venezia Giulia e Veneto perdono posizioni. In fondo alla classifica rimangono Basilicata, Puglia e Sicilia.