Il clamore mediatico nato attorno alla trasmissione Falsissimo — tra indignazione, richieste di censura, azioni legali e campagne moralistiche — offre uno spunto utile per discutere un tema che in Italia ritorna ciclicamente: cosa intendiamo davvero per libertà di espressione?

Perché il punto non è difendere o attaccare chi parla. Il punto è capire quale società vogliamo costruire.

Il doppio fallimento: conformismo e giustizia

La reazione pubblica a questo tipo di fenomeni segue sempre lo stesso schema:

  1. indignazione collettiva,

  2. richiesta di silenziare qualcuno,

  3. invocazione dell’intervento della magistratura,

  4. trasformazione del caso mediatico in crociata morale.

Qui emergono due problemi.

Il primo è il conformismo sociale. Molti invocano la libertà di espressione solo quando riguarda idee che condividono. Quando invece qualcuno dice qualcosa di sgradevole, volgare o discutibile, improvvisamente la libertà diventa un problema da limitare.

Il secondo problema è una macchina della giustizia che finisce per sostituire il giudizio civile con quello penale, trasformando il tribunale in un arbitro morale invece che in un garante dei diritti.

Libertà di espressione: un principio libertario coerente

Dal punto di vista libertario il principio è molto semplice, anche se spesso viene distorto:

  • La libertà di espressione non può essere accesa o spenta a seconda di ciò che viene detto.

  • Non dipende dal fatto che un’opinione sia elegante, volgare, intelligente o stupida.

  • Non dipende nemmeno dal fatto che sia vera o falsa.

Se permettiamo che qualcuno decida quali idee possono circolare, abbiamo già perso la libertà.

La libertà di espressione è infatti la base di tutte le altre libertà: se posso essere zittito, allora posso essere controllato; e se posso essere controllato, ogni altro diritto diventa fragile.

Ma la parola non è senza conseguenze

Qui però arriva il punto che spesso viene ignorato.

Difendere la libertà di espressione non significa sostenere che chi parla non debba rispondere delle conseguenze delle proprie parole.

La differenza, fondamentale in ottica libertaria, è questa:

  • non si può censurare preventivamente,

  • ma se una parola provoca un danno reale e dimostrabile, il danno deve essere risarcito.

La logica non è punire l’opinione, ma riparare il danno concreto.

Il problema oggi è che si fa l’opposto: si tenta di vietare prima, e si discute poco del danno reale dopo.

Parole trattate come armi

Si sta affermando una mentalità pericolosa: le parole vengono trattate come armi.

E come accade per le armi, si sostiene che:

  • nelle mani delle persone comuni siano pericolose,

  • mentre nelle mani delle istituzioni siano legittime.

Così nasce l’idea che alcune persone debbano essere censurate preventivamente perché considerate moralmente riprovevoli.

Ma se ciò che è moralmente discutibile diventa automaticamente illecito, la società diventa ipocrita e conformista.

Le persone non diventano migliori. Diventano solo più brave a nascondersi.

Il punto non è difendere chi parla

Sia chiaro: difendere la libertà di espressione non significa difendere ciò che viene detto, né approvare personaggi o contenuti discutibili.

Significa difendere il principio che permette anche a noi, domani, di parlare senza chiedere il permesso.

Perché il giorno in cui la censura colpirà qualcuno che ci è antipatico, il giorno dopo potrà colpire noi.

La libertà è scomoda, ma l’alternativa è peggiore

La libertà di espressione produce anche cose brutte: volgarità, bugie, esagerazioni, personaggi discutibili.

Ma l’alternativa è peggiore: una società in cui qualcuno decide cosa possiamo dire, pensare e ascoltare.

E quella, storicamente, non è mai stata una società libera.

Pantelleria ha bisogno di più voci, non di più silenzi.
ilpantesco.it nasce per questo: non per rassicurare, ma per aprire spazi di confronto.

Ora la scelta è semplice, ed è vostra.

Vuoi che ilpantesco.it pubblichi anche opinioni scomode, se motivate, anche quando non sei d’accordo?