Di tutti i modi in cui si sarebbe potuto affrontare il problema Iran — generato da un Paese sotto un regime teocratico-militare autoritario, che ha investito la propria ingente ricchezza in armamenti e ambizioni nucleari, affamando il suo popolo e privandolo della libertà, finanziando proxy terroristiche, auspicando la cancellazione di Israele e destabilizzando l’intero Medio Oriente su cui persegue evidenti obiettivi egemonici — questa amministrazione americana ha dimostrato – finora – leadership e pragmatismo, scegliendo un approccio incisivo e a bassa intensità.

A differenza delle guerre del passato, non si è fatto ricorso a boots on the ground: sono stati colpiti quasi esclusivamente obiettivi militari e figure responsabili del governo. Inoltre, è stato adottato un cessate il fuoco dopo appena due mesi di intervento, seguito da un blocco navale che sta strangolando economicamente il regime, privandolo del suo potere di ricatto nei confronti degli altri Paesi del Golfo, in particolare rispetto al controllo del passaggio nello Stretto di Hormuz.

Questo rappresenta un vero e proprio caso di scuola che sarà studiato in futuro, mettendo alla prova la teoria del diritto internazionale e la diffusa ma errata convinzione che uno Stato possa rinunciare all’uso di strumenti economici e militari aggressivi quando necessari a ridurre una minaccia.

L’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’OPEC priva ulteriormente l’Iran del proprio potere ricattatorio sul Golfo e impone al regime una scelta: arrendersi e accettare termini ragionevoli oppure condurre il Paese verso il disastro. Una decisione di cui dovranno rispondere al proprio popolo, che avrà — se lo vorrà — l’opportunità di liberarsi dalla dittatura che lo opprime.

Questa crisi ha inoltre evidenziato come l’Europa sia guidata da leader deboli, incapaci di prendere decisioni efficaci e inaffidabili nei confronti di un alleato storico e chiave dell’alleanza atlantica, che appare ormai da loro stessi ripudiata.

Noi libertari, infine, dovremmo trarre da tutto questo un insegnamento: la realtà degli Stati è quella in cui viviamo, e gli Stati — per loro natura — aggrediscono l’individuo.
Non esiste una politica libertaria, ma solo un’etica libertaria, che impone di valutare qualsiasi intervento aggressivo statale alla luce dell’aggressione complessiva presente e futura esercitata sugli individui e sulle loro libertà.
È questa l’unica cosa che conta.

Aurelio Mustacciuoli