Secondo i dati Istat, nel dicembre 2025 l’indice nazionale dei prezzi al consumo è salito dello 0,2% rispetto a novembre e dell’1,2% rispetto a dicembre 2024, confermando le stime preliminari. La crescita media annua dell’inflazione nel 2025 è stata dell’1,5%, in accelerazione rispetto all’1% del 2024. Negli ultimi cinque anni il carrello della spesa, che comprende alimentari e beni per la cura della casa e della persona, è cresciuto del 24%, superando di circa sette punti percentuali l’incremento generale dei prezzi, che si attesta al 17,1%. Nello stesso periodo, i beni energetici hanno registrato un aumento cumulato del 34,1%, nonostante negli ultimi mesi siano tornati i rincari su carburanti e gas. Per esempio, il prezzo dei future del gas naturale ad Amsterdam per febbraio è salito del 2,66%, raggiungendo 34 euro al megawattora, il livello più alto da agosto.
L’inflazione lasciata in eredità dal 2025 al 2026 è nulla: se non ci saranno variazioni nei prossimi mesi, il tasso per il 2026 sarà pari a zero. La dinamica dei prezzi al consumo ha mostrato stabilità nei primi sei mesi del 2025, seguita da una lieve decelerazione nel terzo e quarto trimestre. Il trascinamento per il 2026 dei beni energetici risulta negativo (-2,7%), mentre per i beni alimentari è dello 0,5% e per il carrello della spesa dello 0,3%, anche se queste voci restano soggette a forti fluttuazioni.
A livello geografico, l’inflazione più elevata a dicembre 2025 si registra a Bolzano, Napoli e Reggio Calabria (tutte al +1,8%). Tra i valori più bassi, Aosta segna un incremento dello 0,5% mentre Campobasso mostra una variazione negativa (-0,1%). Nelle aree del Sud il tasso è superiore alla media nazionale (+1,5%), nel Nord-Ovest è allo 0,9%, nel Nord-Est e nelle Isole all’1,1%. Nel Centro l’inflazione è in linea con il dato nazionale (+1,2%).
