La risoluzione di maggioranza che estende fino al 31 dicembre la possibilità di inviare materiali e equipaggiamenti militari all’Ucraina è stata approvata dal Parlamento, ma ha generato malumori nella Lega. Alla Camera, i deputati del Carroccio Edoardo Ziello e Rossano Sasso hanno votato contro la misura, mentre al Senato il leghista Claudio Borghi si è astenuto dal voto. L’assenza dei ministri, sottosegretari e deputati della Lega durante l’informativa del ministro della Difesa Guido Crosetto e la mancata partecipazione agli applausi hanno ulteriormente evidenziato le divisioni interne.
Alla fine del suo intervento a Montecitorio, Crosetto ha ribadito l’orgoglio dell’Italia nel sostenere l’Ucraina e criticato chi attacca il decreto, sottolineando come il provvedimento fosse stato introdotto da governi e maggioranze precedenti. Ha inoltre affermato che il supporto a Kiev serve a prevenire un’escalation russa e a evitare una pace fragile, aggiungendo che preferirebbe l’impiego della parte civile del decreto, rivolta a ospedali, viveri e medicinali.
Fuori da Montecitorio, alcuni membri legati a Roberto Vannacci hanno esposto uno striscione contro il finanziamento di armi a Kiev. Sia Ziello sia Sasso, avvicinatisi di recente alle posizioni critiche di Vannacci verso il governo ucraino, hanno motivato il loro voto sostenendo che, nonostante le modifiche terminologiche, la sostanza del decreto non è cambiata. L’ex deputato FdI Emanuele Pozzolo, ora nel gruppo Misto, ha a sua volta votato contro.
Il senatore Borghi, noto per le sue posizioni contrarie su diverse tematiche, non ha partecipato alla votazione. Il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo ha rimarcato la linea ufficiale del partito, favorevole al sostegno militare e civile all’Ucraina, pur criticando la “retorica bellicista”. La risoluzione ripropone le linee del decreto Draghi del 2022, rinnovato senza modifiche negli anni successivi.
