Il leader supremo iraniano Ayatollah Ali Khamenei ha riconosciuto pubblicamente per la prima volta che migliaia di persone sono state uccise nelle recenti proteste antigovernative iniziate a dicembre e scatenate da difficili condizioni economiche. Le manifestazioni, inizialmente focalizzate su temi economici, si sono poi trasformate in richieste di cambiamento del sistema di governo. L’agenzia Human Rights Activists News Agency, con sede negli Stati Uniti, stima più di 3.000 morti negli oltre tre mesi di disordini, mentre le autorità iraniane non hanno fornito dati ufficiali.
Secondo la BBC, la verifica indipendente delle informazioni è resa difficile dal blocco quasi totale di Internet nel Paese, con una connettività ridotta al 2% rispetto ai livelli normali. Video autenticati mostrano le forze di sicurezza iraniane sparare sui manifestanti.
Nel frattempo, il presidente americano Donald Trump ha intensificato la sua retorica contro il governo iraniano, dichiarando che è necessario “cercare una nuova leadership in Iran” e attribuendo a Khamenei la responsabilità della violenza e della distruzione nel Paese. Trump ha inoltre affermato che si stanno valutando “opzioni molto forti”, inclusa la possibilità di un coinvolgimento militare.
Khamenei, tramite diversi post sui social, ha invece accusato Trump di essere responsabile delle vittime e dei danni subiti dagli iraniani e sostiene che gli Stati Uniti intendano “divorare l’Iran”. Durante i disordini, manifestanti sono stati filmati mentre bruciavano immagini di Khamenei anche all’estero, come documentato in una manifestazione in Israele.
