Nel dibattito europeo sul sistema di scambio delle emissioni (Ets), il governo italiano cerca alleanze con alcuni Paesi dell’Est, Austria e Grecia per promuovere iniziative comuni che attenuino l’impatto dei costi energetici derivanti dal meccanismo della CO2 sulle bollette. L’Italia, pur non escludendo una sospensione per il settore termoelettrico, ammorbidisce la propria posizione cercando soluzioni alternative che possano ridurre i prezzi. Tuttavia, questa linea si scontra con quella di Paesi Nordici, Spagna, Portogallo e Germania, favorevoli a mantenere l’Ets con eventuali piccoli aggiustamenti, soprattutto a tutela dei settori più colpiti, come la chimica. Secondo Bruxelles, l’Ets resta fondamentale sia per la transizione verde che per le strategie di investimento, ma alcuni governi lamentano che il sistema rappresenti per l’Italia un onere superiore ai 7 miliardi di euro, che non può essere ridotto a causa della struttura stessa del meccanismo. Tra le proposte discusse figurano l’esclusione delle centrali a gas dal sistema, la proroga delle quote gratuite oltre il 2034 per le industrie energivore, e il rinvio dell’introduzione dell’Ets2 per trasporti ed edifici al 2030. La Commissione europea progetta di rivedere la riserva di stabilità del mercato, introdurre nuovi parametri per una decarbonizzazione più realistica e sostenere la transizione industriale attraverso nuovi strumenti finanziari, puntando su maggiore indipendenza energetica e prevedibilità per gli investimenti. Nel breve termine non sono previsti cambiamenti al disegno del mercato elettrico europeo, mentre la riforma generale dell’Ets verrà affrontata a luglio.
L’Italia affila le armi contro l’Ets, ma è in minoranza
