L’Italia si posiziona al 12° posto nell’indice di uguaglianza di genere (Gei) elaborato dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige), con un punteggio di 61,9 rispetto alla media europea di 63,4. Il paese ha registrato i maggiori miglioramenti dal 2010, avanzando di tredici posizioni e aumentando l’indice di 17 punti percentuali. I progressi più significativi si rilevano nel dominio del potere decisionale (+39,2 punti) e in misura minore nella salute (+5,9 punti). Tuttavia, il dominio del lavoro resta critico: l’Italia è ultima tra i paesi europei, con un punteggio di 69,0 e un marcato divario a sfavore delle donne, che lavorano più spesso part-time e sono finanziariamente più vulnerabili. Nei settori legati alla cura, prevalgono le donne ma con salari più bassi e minore riconoscimento; le posizioni di vertice restano per lo più maschili, mentre i settori tecnologici ad alta crescita sono occupati prevalentemente da uomini. Le donne percepiscono un reddito medio inferiore rispetto agli uomini, rappresentando il 47,7% dei contribuenti ma solo il 38,5% del reddito totale dichiarato, con una forte concentrazione nelle fasce di reddito più basse: il 44,7% delle donne ha redditi fino a 15.000 euro, rispetto al 28% degli uomini della stessa fascia. Solo il 4,3% delle donne dichiara redditi superiori a 50.000 euro, contro il 10% degli uomini. Inoltre, permangono differenze territoriali: nel Nord e Centro Italia il numero di contribuenti di entrambi i sessi è simile, mentre al Sud e nelle Isole la quota maschile supera quella femminile di circa 9 punti percentuali.