Il nuovo Patto europeo sulla migrazione sta determinando un allargamento della linea dei Paesi del Nord Europa riguardo al ritorno dei migranti in Italia. Dopo Germania, Svizzera, Austria, Svezia e Finlandia, anche l’Olanda ha comunicato la ripresa dei trasferimenti verso Roma dei migranti arrivati inizialmente nel continente passando dall’Italia. Secondo il ministro per l’Asilo olandese Bart van den Brink, dal 12 giugno, data di entrata in vigore del Patto, chi è entrato nell’UE via Italia dopo questa data sarà soggetto alle nuove regole sui trasferimenti, mentre chi è arrivato prima resterà escluso. Analoga posizione è stata presa dagli altri governi nordeuropei, come già avviato da Svezia, Germania, Austria, Svizzera e Finlandia.

Il Patto richiama il principio per cui la domanda di asilo va presentata nel Paese di primo ingresso, con alcune eccezioni. Secondo dati Eurostat, nel 2025 l’Italia ha ricevuto 24.152 richieste di presa in carico dai Paesi UE nell’ambito del sistema Dublino, ma non tutte queste richieste si traducono in trasferimenti effettivi.

Sul Patto europeo permane la netta contrarietà dell’Ungheria, il cui governo si rifiuta di accogliere migranti trasferiti da altri Stati UE e non intende partecipare a sistemi di ricollocamento né di contributi finanziari alternativi, offrendo solo eventuale assistenza tecnica ai Paesi più esposti. Al contrario, la Francia al momento non aderisce ai trasferimenti verso l’Italia e punta a una cooperazione bilaterale per ridurre le partenze da Libia e Tunisia. La Spagna individua nei meccanismi di solidarietà del Patto la soluzione alla questione.

In parallelo, vari Stati stanno valutando la creazione di centri di rimpatrio in Paesi terzi al di fuori dell’UE, ipotesi che sta acquisendo rilevanza a livello negoziale nelle capitali europee. Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia discutono la possibilità di istituire un centro in Uganda e un incontro tra ministri è previsto per settembre a Copenaghen. Dal 2027, tali strutture potrebbero diventare operative. Il modello trova spazio anche nella normativa europea, che ora consente centri extra-UE per chi non ha diritto a restare, nel rispetto dei diritti fondamentali. Il Regno Unito valuta simili centri (‘return hubs’) per respingere i richiedenti asilo non accettati.

Secondo la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il nuovo Patto UE apporta una svolta positiva alla gestione dei cosiddetti “dublinanti”, tutelando maggiormente gli Stati di primo ingresso e agevolando rimpatri accelerati. Meloni ha rivendicato il rigetto, dall’inizio del 2023, di circa 80.000 richieste di presa in carico provenienti dagli altri Paesi UE, sottolineando che questa linea ha evitato un aumento della pressione sul sistema di accoglienza nazionale.