La Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne per l’omicidio di Saman Abbas, la ragazza pachistana uccisa tra il 30 aprile e il 1° maggio 2021 a Novellara. Sono confermati l’ergastolo per i genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen, e per i cugini Ijaz Ikram e Noman Ul Haq, oltre ai 22 anni di reclusione per lo zio Danish Hasnain. I cinque sono giudicati responsabili, a vario titolo, di concorso in omicidio volontario e occultamento di cadavere.

Le motivazioni dei giudici e della Procura Generale sottolineano che l’omicidio fu organizzato nei minimi dettagli dal gruppo familiare, con l’obiettivo di punire Saman per aver desiderato libertà d’azione e autonomia personale. Secondo la Procura, la volontà degli imputati era quella di ‘impartirle una lezione’ perché non accettavano che la giovane potesse decidere della propria vita. Il delitto viene descritto come premeditato e corale, escludendo dalla pianificazione soltanto il fratello, ritenuto inaffidabile ma la cui testimonianza, fornita quando aveva 16 anni, è stata considerata coerente e credibile dai giudici.

Il corpo di Saman fu ritrovato un anno e mezzo dopo la scomparsa, sepellito poco distante dalla casa. Le comunicazioni intercorse tra i familiari, anche con parenti all’estero, hanno rafforzato la ricostruzione di un delitto organizzato per punire una presunta perdita d’onore. La soppressione e l’occultamento del cadavere vengono interpretati come parte integrante della volontà di garantirsi l’impunità. Ai genitori della ragazza, pur in assenza di prove dirette sulla partecipazione materiale allo scavo della fossa, è riconosciuto un ruolo attivo nella fase della ‘consegna’ e nella successiva pianificazione della fuga in Pakistan, pianificata in modo che il corpo non venisse scoperto nell’immediato.

Il fratello della vittima, che si è costituito parte civile contro la famiglia, viene indicato come seconda vittima della vicenda per le gravi conseguenze subite. La vicenda viene ricordata come una tragedia che ha colpito profondamente il tessuto sociale, con l’auspicio di riaffermare il diritto alla libertà e alla vita delle giovani donne.