La Commissione europea ha diffuso le previsioni economiche di primavera, segnalando un forte rallentamento dell’economia europea e un aumento dell’inflazione. A incidere negativamente sono l’aumento dei prezzi energetici dovuto al conflitto in Medio Oriente, la diminuzione della fiducia tra famiglie e imprese, la riduzione degli investimenti e il peggioramento dei conti pubblici. La Commissione taglia quindi le stime di crescita nella maggior parte dei Paesi e avverte che i rischi restano elevati. L’Italia è tra le nazioni più colpite, con una crescita del PIL rivista allo 0,5% nel 2026 e allo 0,6% nel 2027, valori tra i più bassi nell’Unione europea. L’inflazione italiana è prevista al 3,2% nel prossimo anno, in aumento rispetto al 2025. Il deficit del Paese dovrebbe scendere sotto il 3% del PIL nel 2026, ma il debito salirà al 139,2% nel 2027, superando la Grecia. Per l’Eurozona complessivamente, la crescita si attesterà allo 0,9% nel 2026 e all’1,2% nel 2027, mentre l’inflazione raggiungerà il 3% nel 2026. Secondo la Commissione, i prezzi di petrolio e gas rimarranno elevati almeno fino al 2027 e la normalizzazione delle forniture energetiche resta incerta. Bruxelles ha elaborato anche uno scenario più pessimistico, con energia ancora più cara fino alla fine del 2026, crescita halved e inflazione elevata, in cui l’attività economica nell’Eurozona non riprenderebbe nel 2027. Inoltre, l’incremento delle spese per la difesa farà salire il rapporto tra queste ultime e il PIL UE al 2% entro il 2027 e peserà ulteriormente su deficit e debito. Diciassette Paesi hanno già attivato la clausola nazionale di salvaguardia per facilitare gli investimenti militari, mentre l’Italia chiede che le stesse flessibilità vengano applicate anche alle misure contro il caro-energia. La Commissione non esclude questa possibilità, ma sottolinea che eventuali aiuti dovranno essere temporanei e mirati, specie per i Paesi con un debito elevato. Rimane inoltre aperta la questione della procedura per deficit eccessivo prevista per l’Italia, che potrebbe essere chiusa qualora una futura revisione statistica porti il deficit 2025 sotto il 3% del PIL. Tuttavia, anche in caso di uscita dalla procedura, l’Italia dovrà rispettare i vincoli di spesa stabiliti dal nuovo Patto di stabilità.
L’Ue taglia le stime sull’Italia: Pil a +0,5% nel 2026, il deficit scende sotto il 3%
