L’Iran ha intensificato le operazioni con droni a basso costo nel Medio Oriente, utilizzando velivoli senza pilota, come i droni Shahed, contro bersagli legati all’Occidente per imporre costi elevati agli Stati Uniti. Secondo Cameron Chell, amministratore delegato di una società di tecnologia e droni, la strategia iraniana punta a costringere sistemi di difesa avanzati a rispondere a minacce economiche e difficili da individuare. Una rapida escalation delle tensioni è seguita ad attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele su obiettivi nucleari e militari in Iran, in cui sono rimasti uccisi il leader supremo Khamenei e diversi comandanti. I droni iraniani hanno già provocato vittime tra i militari americani, con sei morti in Kuwait e un attacco al centro CIA dell’ambasciata statunitense a Riyadh che ha causato un incendio, ma nessun ferito. Altri attacchi attribuiti ai droni Shahed sono stati segnalati in Bahrain e negli Emirati Arabi Uniti, dove una struttura petrolifera a Fujairah è stata colpita dai detriti di un drone abbattuto, mentre a Dubai un ordigno ha colpito il parcheggio del consolato USA e altri attacchi sono stati neutralizzati. Le immagini diffuse dai media statali iraniani mostrano presunti depositi sotterranei di droni e missili, con file di droni su lanciatori e simboli nazionali. Tuttavia, la produzione effettiva su larga scala, secondo Chell, resta difficile da verificare e parte della produzione potrebbe essere destinata alla Russia. Secondo un rapporto della Carnegie Endowment for International Peace, l’utilizzo combinato di missili balistici e droni da parte dell’Iran è efficace, ma comporta un alto consumo di sistemi di intercettazione e potrebbe mettere a dura prova le scorte di difese aeree statunitensi e dei loro alleati. Esperti sottolineano inoltre che il conflitto segna l’inizio di un’era in cui i droni proliferano nei principali teatri di guerra.