In Iran sono in corso violente proteste, giunte alla seconda settimana, con scontri tra manifestanti e forze dell’ordine che hanno provocato 15 morti tra i civili e un agente delle forze di sicurezza deceduto. Le manifestazioni, che si sono estese a oltre 170 località nel Paese, vedono la partecipazione attiva di giovani e studenti, sostenuti anche dal principe Reza Pahlavi, esiliato negli Stati Uniti. Pahlavi ha lodato il coraggio dei manifestanti, definendo la loro generazione la ‘Generazione V’ e invitandoli a continuare la lotta contro il regime, incoraggiandoli a presidiare le strade e a bloccare le vie principali per limitare la repressione.
Le ragioni delle proteste includono sia la grave crisi economica, caratterizzata da una forte inflazione, sia la richiesta di maggiori libertà civili e democratiche, soffocate dal governo. La Guida suprema Ali Khamenei ha riconosciuto la legittimità delle richieste economiche, ma ha ordinato di reprimere duramente i cosiddetti ‘rivoltosi’. Il clima teso ha portato i commercianti del Gran Bazar di Teheran a chiudere i negozi nonostante la pressione della polizia per la riapertura. Sui social network circolano numerosi video che mostrano l’uso di gas lacrimogeni e la violenza degli agenti contro i civili.
A livello internazionale, il premier israeliano Benyamin Netanyahu ha espresso solidarietà al popolo iraniano, illustrando che durante un recente incontro con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Florida, sono state ribadite posizioni comuni sulla questione nucleare iraniana. Netanyahu ha sottolineato la richiesta di totale cessazione dell’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran, la rimozione di 400 chilogrammi di materiale arricchito e l’attuazione di controlli più rigorosi sui siti nucleari.
