Pantelleria, bombardata due volte: quando la guerra diventa propaganda.
Nel weekend scorso, al Cinema Teatro San Gaetano di Scauri, è stato proiettato Pantelleria, il docu‑film dei Masbedo (Nicolò Massazza e Iacopo Bedogni) che affronta l’Operazione Corkscrew del giugno 1943. Un bombardamento di violenza inaudita: 6 200 tonnellate di ordigni esplosivi sganciati in 5 285 incursioni aeree.
Ma ciò che racconta il film è un fatto per lo più ignorato che scuote le coscienze: subito dopo la resa, gli Alleati avrebbero inscenato un finto bombardamento e fatto saltare il centro di Pantelleria per girare un combat film, una ricostruzione cinematografica propagandistica per celebrare la supremazia militare dei vincitori.
Un’accusa grave, ma radicata nei racconti degli abitanti: edifici ancora in piedi, tra cui il palazzo comunale, sarebbero stati minati e fatti saltare non per ragioni di sicurezza, ma per esigenze cinematografiche. Le istituzioni negano, parlano di demolizioni mirate di edifici pericolanti. Eppure, molti testimoni giurano il contrario ed esistono documenti che attestano la distruzione evitabile di edifici ancora solidi. La verità, quindi, non sembrerebbe “stare nel mezzo” come molti affermano minimizzando. Ma la storia la scrivono i vincitori.
Il tema della “Battaglia di Pantelleria” non ha vissuto solo il mezzo cinematografico: l’opera teatrale Un buco enorme – Pantelleria 1943, scritta da Alessandra Costa e messa in scena sull’isola nel luglio 2023 e poi al Teatro 89 di Milano, raccoglie testimonianze di bambini dell’epoca e documenti storici, tra cui la cronaca di Europeo e il romanzo-memoriale di Enzo Girone L’isola disperata.
Come evidenziato sia nel film dei Masbedo che nello spettacolo teatrale di Costa – in particolare grazie alla figura dell’epidemiologo britannico Solly Zuckerman – Pantelleria fu scelta come “laboratorio” scientifico per studiare l’efficacia del bombardamento sul morale civile. L’obiettivo non era solo distruttivo, ma psicologico: testare l’“area di vulnerabilità” per ridurre il numero dei soldati da impiegare nello sbarco in Sicilia.
I numeri spropositati del bombardamento d’altra parte parlano chiaro: oltre 20. 000 bombe in meno di due mesi per una popolazione residua stimata di circa 20 000 persone, quantificabile in una bomba pro capite, una intensità di fuoco superiore a quella del bombardamento di Dresda.
Il vero scandalo pertanto, più che la falsificazione dell’evento – pur gravissima –, resta proprio in questo accanimento bellico verso una comunità sostanzialmente inoffensiva, nel sacrificio dell’economia locale, nell’annientamento di secoli di architettura e memoria. Oggi, a ottant’anni di distanza, Pantelleria conserva ancora ferite visibili nei molti ruderi non ancora bonificati.
L’impresa militare voluta da Mussolini, che ha portato alla militarizzazione dell’isola degli anni trenta, allo spianamento della fertile contrada Mugna per costruire un sedime aeroportale di grandiose dimensini, alla costruzione di un hangar capace di ospitare fino a cento aerei da combattimento e a imponenti fortificazioni costiere per fare di Pantelleria una “portaerei d’Europa”, ha fatto pagare un prezzo altissimo all’isola e alla sua popolazione. L’annientamento deliberato del centro abitato a scopo propagandistico e psicologico. E questo resta uno scandalo etico ed economico.
E il dramma è che questa lezione non è stata imparata. La militarizzazione dell’isola non è solo storia: la gestione dell’aroporto è ancora oggi divisa tra un ente civile (Enac) e due enti militari (Marina e Aeronautica). L’hangar “Nervi” che potrebbe essere convertito in centro di sviluppo sociale è occupato dai militari, quasi ancora ad affermare una anacronistica funzione strategica difensiva per la nazione. Funzione per la quale Pantelleria non ha mai avuto alcuna compensazione, neppure simbolica.
Purtroppo la logica del riarmo sembra nuovamente dilagare in Europa, alla ricerca deliberata di un nemico e mettendo in discussione vecchie alleanze, una logica distruttiva che porta necessariamente al disastro.
Che fare quindi? Da un lato non rassegnarsi e non smettere di adoperarsi per la pace, dall’altro, a livello locale, lavorare per una memoria condivisa, un riconoscimento formale e un progetto di risarcimento culturale e sociale. La riconversione dell’aeroporto militare in infrastruttura civile e centro culturale potrebbe essere un primo passo verso la giustizia storica ed economica dell’isola.
Pantelleria merita di essere ricordata non solo per ciò che ha subito, ma per ciò che può ancora diventare.
