La campagna referendaria è stata, diciamolo con affetto, un piccolo disastro.
Si doveva parlare di contenuti.
Si è parlato di tutto il resto: partiti, tifoserie, slogan, cantanti, indignazioni prefabbricate.
A un certo punto sembrava che votare fosse diventato come scegliere un cantante a X Factor.
Peccato che qui non si voti per simpatia.
Si vota su una cosa molto più semplice — e molto più seria: come limitare il potere.
Perché le Costituzioni, al netto della retorica, non servono a proteggere lo Stato.
Servono a proteggere noi dallo Stato.
E quando nel tempo si forma una casta che diventa:
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autoreferenziale
-
intoccabile
-
e capace di scriversi le regole da sola
beh, forse qualche domanda bisognerebbe farsela.
Spoiler: non è una garanzia di libertà.
La riforma in questione è meno epica di quanto raccontino.
Non distrugge nulla, non attacca nessuno, non manda in tilt la democrazia.
Semplicemente prova a rendere:
-
il processo un po’ più equo e equilibrato
-
i magistrati un po’ meno dipendenti dalla politica
Che, in un Paese normale, sarebbe ovunque considerato una buona idea.
Ma noi siamo creativi.
Quindi il consiglio è semplice, quasi banale (e per questo rivoluzionario):
non votate come vi dice qualcuno.
Non i partiti.
Non i giornalisti.
Non i vip.
Nemmeno questo editoriale.
Leggete i contenuti della riforma (che sono semplici e accessibili a tutti) e usate il buon senso, che spesso funziona meglio.
Io, senza alcun dubbio, voto SÌ.
Voi fate come credete.
Ma non fatelo sulle chiacchiere da bar o i consigli di quelli interessati.
Il Direttore.
