Secondo il ‘Global Hepatitis Report 2026’ pubblicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dal 2015 si registra una riduzione del 32% delle nuove infezioni da epatite B a livello globale e una diminuzione del 12% dei decessi correlati all’epatite C. Il numero di bambini affetti da epatite B è anch’esso calato. Tuttavia, nel 2024 si sono verificati complessivamente 1,8 milioni di nuovi casi di epatite B e C e 1,34 milioni di morti associate a queste infezioni. In tutto, 287 milioni di persone nel mondo vivono con un’epatite cronica. Le nuove infezioni da epatite B sono state 900 mila, con il 68% dei casi in Africa, dove solo il 17% dei neonati ha ricevuto il vaccino alla nascita. Anche per l’epatite C si contano 900 mila nuovi casi all’anno; il 44% riguarda persone che fanno uso di droghe per via iniettiva. A livello globale, resta critico l’accesso alla diagnosi e ai trattamenti: meno del 5% delle persone con epatite B è in cura e solo il 20% dei pazienti con epatite C ha beneficiato dei nuovi antivirali disponibili dal 2015. Nel 2024, si registrano 1,1 milioni di decessi per epatite B e 240 mila per epatite C, con cirrosi epatica e tumore al fegato come principali cause. L’Italia è citata tra gli esempi positivi: oltre 300 mila persone sono state curate con antivirali ad azione diretta per l’epatite C, anche grazie a un programma di screening mirato ai nati tra il 1969 e il 1989 che ha coinvolto il 17% della popolazione generale, il 47% tra i tossicodipendenti e oltre il 70% nei penitenziari. Questi interventi hanno ridotto l’impatto delle malattie epatiche correlate e dei ricoveri ospedalieri. Il Paese è considerato sulla buona strada per ottenere una riduzione del 65% della mortalità da Hcv entro il 2030.
Progressi contro l’epatite, ma ancora 1,3 milioni di morti nel 2024
