Dopo più di un mese senza contatti, Donald Trump e Vladimir Putin hanno avuto una lunga conversazione telefonica concentrata su Iran e Ucraina. L’iniziativa è partita dal Cremlino, pochi giorni dopo l’incontro tra Putin e il ministro degli Esteri iraniano Araghchi a San Pietroburgo. Putin ha apprezzato la decisione di Trump di estendere il cessate il fuoco in Medio Oriente, ritenendola utile per ristabilire la stabilità e favorire nuovi negoziati. Il presidente russo ha ribadito la disponibilità di Mosca a mediare sulla questione nucleare iraniana, anche sulla base dei recenti colloqui con la leadership iraniana.
Putin ha avvertito Trump sulle possibili gravi conseguenze per tutta la comunità internazionale di un’eventuale operazione militare terrestre americana in Iran. Ha anche manifestato l’apertura a una tregua in Ucraina il 9 maggio per il Giorno della Vittoria, mentre Trump si è detto ottimista sulla possibilità di un accordo con Kiev. Tuttavia, per ora non si registrano progressi concreti in nessuno dei due contesti internazionali.
Trump, dal canto suo, mantiene una posizione intransigente verso Teheran. Dopo il rifiuto iraniano di riaprire lo Stretto di Hormuz, il leader americano ha confermato il blocco dei porti iraniani e ha fatto sapere di essere pronto a intensificare gli attacchi per sbloccare lo stallo, pubblicando anche un’immagine simbolica su Truth Social. L’Iran ha replicato minacciando ritorsioni militari senza precedenti se il blocco americano non verrà revocato.
L’escalation ha determinato un’impennata dei prezzi del petrolio: il Brent sfiora i 120 dollari al barile e il Wti cresce del 6%. In vista delle elezioni di metà mandato e per calmierare i prezzi della benzina, Trump ha incontrato i responsabili delle maggiori compagnie petrolifere americane. Ha inoltre commentato positivamente l’uscita degli Emirati Arabi Uniti dall’Opec.
Non è chiaro quanto durerà lo stallo con l’Iran e il tempo sembra giocare contro Trump: si avvicina il limite dei 60 giorni dall’inizio della guerra, oltre il quale potrebbe essere necessario il via libera del Congresso. Intanto, durante un’audizione parlamentare, il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha difeso l’operazione Epic Fury in Iran, già costata 25 miliardi di dollari, senza fornire dettagli sul costo complessivo futuro.
