La Corte Suprema degli Stati Uniti ha deliberato con una decisione 6-3 di limitare la portata di una disposizione chiave del Voting Rights Act riguardante la possibilità degli Stati di usare il fattore razziale nella definizione dei distretti elettorali. La sentenza, che avrà effetti sulle elezioni di metà mandato del 2026 e su future contestazioni giudiziarie, restringe l’impiego della razza nella redazione delle mappe elettorali, con potenziali ripercussioni sulla rappresentanza delle minoranze in diversi Stati.

Il caso, denominato Louisiana v. Callais, è stato discusso inizialmente lo scorso marzo e riguarda la mappa dei distretti congressuali della Louisiana per il 2024, che prevedeva la creazione di un secondo distretto a maggioranza afroamericana. La questione centrale era se questa modifica rappresentasse un gerrymandering razziale in violazione del XIV o XV emendamento della Costituzione.

Durante le udienze, i giudici conservatori hanno messo in dubbio la permanenza dell’articolo 2 del Voting Rights Act così com’è, suggerendo la possibile esistenza di un “periodo di scadenza” dopo il quale l’utilizzo intenzionale della componente razziale nella definizione dei distretti perderebbe validità. Il vice procuratore generale Hashim Mooppan ha sostenuto che la nuova mappa della Louisiana potrebbe essere interpretata anche come un caso di “gerrymandering di parte al contrario”, focalizzato su basi prettamente razziali. L’avvocata della NAACP Janai Nelson, rappresentando gli elettori afroamericani, ha avvertito che accettare la richiesta della Louisiana di eliminare la seconda circoscrizione a maggioranza nera comporterebbe una “straordinaria inversione del precedente giurisprudenziale” e destabilizzerebbe le mappe elettorali a livello nazionale.

Vari gruppi critici hanno espresso preoccupazione per un’ulteriore erosione delle tutele per gli elettori appartenenti alle minoranze, mentre alcune associazioni stimano che un cambiamento nella legge possa favorire la vittoria dei candidati repubblicani in circa 12 distretti della Camera attualmente detenuti dai democratici.