In occasione del Centenario dell’Istat, il presidente Francesco Maria Chelli ha presentato il Rapporto annuale 2026 alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Dal 2019, i salari hanno perso l’8,6% del potere d’acquisto. Nonostante il recupero nel 2025, il rischio di nuove difficoltà persiste a causa delle tensioni sui mercati energetici e dell’inflazione legate al conflitto in Medio Oriente. Nel ceto medio, il 16,1% delle famiglie fatica ad arrivare a fine mese; la percentuale sale al 45% tra le famiglie a rischio povertà e resta al 5,2% tra quelle ad alto reddito. Tra il 2014 e il 2024, il reddito del ceto medio ha registrato una crescita inferiore rispetto agli altri gruppi. Le disuguaglianze economiche rimangono marcate ma stabili, la povertà assoluta coinvolge 5,7 milioni di persone, in particolare famiglie numerose, con minori, stranieri e residenti nel Mezzogiorno. Crescono forme di disagio come la povertà energetica: nel 2024 il 9,1% non riesce a riscaldare adeguatamente casa, contro il 7,7% del 2022.
Sul fronte demografico, sono 6,6 milioni le persone che desiderano figli ma vi rinunciano, soprattutto per difficoltà economiche, incertezza lavorativa o impegno nella cura dei genitori anziani, situazione che interessa in modo consistente le persone sopra i 35 anni. L’età media al parto nel 2025 è 32,7 anni; il numero medio di figli per donna scende a 1,14, minimo storico. La fecondità totale vede un contributo crescente della procreazione medicalmente assistita (3,9% dei nati nel 2023). La crescita della popolazione sfiora lo zero, ma migliora grazie all’immigrazione, mentre il saldo naturale resta negativo (-296 mila).
Nel mercato del lavoro, gli over 50 rappresentano il 42% degli occupati nel 2025. L’età media degli occupati è salita a 45,6 anni e a 49 nella pubblica amministrazione. L’invecchiamento frena l’innovazione: solo il 19,9% dei 16-74enni usa l’intelligenza artificiale e l’Italia resta indietro rispetto alla media UE. Solo il 54,3% dei 16-74enni ha competenze digitali almeno di base. Si segnala carenza di specialisti ICT (4% degli occupati) e investimenti modesti in ricerca e sviluppo.
Tra il 2019 e il 2025, i disoccupati sono diminuiti del 42%, con quasi un milione in meno di lavoratori vulnerabili. Tuttavia, la stabilità lavorativa resta difficile da raggiungere, in particolare per i giovani, che hanno tassi di occupazione inferiori alla media europea.
Tra i Millennial, la mobilità sociale verso il basso supera quella ascendente. La laurea resta un fattore chiave: l’85,3% dei laureati è occupato contro il 56,1% di chi ha solo la licenza media. Solo il 31,6% dei 25-34enni ha una laurea (contro il 44,1% UE), mentre il 10,4% dei dottori di ricerca formati in Italia lavora all’estero. L’abbandono scolastico precoce scende all’8,2% e i Neet al 13,3% tra i 15-29enni nel 2025. Tuttavia, il 36% degli studenti dell’ultimo anno delle superiori ha competenze inadeguate in italiano e matematica.
