Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto per la precisazione del quesito referendario riguardante la legge costituzionale su ordinamento giurisdizionale e istituzione della corte disciplinare, dopo la decisione del Consiglio dei ministri odierno e un confronto con la presidente Giorgia Meloni. Il quesito referendario, già approvato per i giorni 22 e 23 marzo 2026, viene integrato secondo l’ordinanza della Cassazione, senza modificarne i contenuti sostanziali.

Il Consiglio dei ministri ha proposto, su richiesta del Presidente Meloni e in seguito all’ordinanza dell’Ufficio centrale per il referendum comunicata il 6 febbraio 2026, di fornire una precisazione formale al quesito referendario, confermando la data già fissata per il voto. Il testo del quesito chiede agli elettori se approvano la legge di revisione degli articoli 87, 102, 104, 105, 106, 107 e 110 della Costituzione, pubblicata il 30 ottobre 2025, riguardante le norme sull’ordinamento giurisdizionale e l’istituzione della Corte disciplinare.

Antonio Tajani, vicepremier e leader di Forza Italia, ha dichiarato che non ci sono motivi giuridici per ulteriori ricorsi, poiché la modifica apportata al quesito è di natura formale e non sostanziale.

Il primo presidente della Corte di Cassazione, Pasquale D’Ascola, ha ricordato che le decisioni degli organi giudiziari possono essere criticate solo sul piano tecnico-giuridico, mentre non sono accettabili attacchi personali contro i giudici, soprattutto nei confronti del collegio dell’Ufficio centrale per il referendum, la cui composizione è stabilita per legge.

I promotori del referendum, quindici giuristi, hanno affermato che la conferma della data del referendum non rispetta il periodo minimo di 50 giorni di campagna previsto, non consentendo ai firmatari di essere adeguatamente informati. Pur ritenendo questa scelta una forzatura, dichiarano di voler spiegare nei prossimi incontri i motivi del No al referendum e sottolineano l’importanza di difendere la democrazia costituzionale.

La responsabile giustizia del Partito Democratico, Debora Serracchiani, ha parlato di prepotenza istituzionale da parte del governo, criticando la mancata possibilità per il Parlamento di esercitare le proprie funzioni e la scelta di fissare la data senza rispettare la raccolta firme. Ha inoltre condannato l’atteggiamento del governo verso la magistratura e ribadito l’invito a votare No.

Infine, Alfredo Guardiano, componente dell’Ufficio centrale della Cassazione, ha escluso qualsiasi incidenza dell’ordinanza sulla riforma o sulla data del referendum, bollando come infondate le accuse di parzialità verso la sua persona e l’ufficio. Ha ricordato che il Consiglio dei ministri ha confermato la legittimità dell’operato dell’Ufficio centrale e la sola modifica del quesito.