Un gruppo di ricercatori dei Gladstone Institutes e dell’Università della California a San Francisco, guidato da Vijay Ramani e Hani Goodarzi, ha scoperto che anche le regioni del Dna considerate finora inattive presentano una parziale attività dei geni. Questo risultato, pubblicato su Nature, è stato possibile grazie a un nuovo strumento basato sull’Intelligenza Artificiale, capace di rilevare leggere differenze nel modo in cui la doppia elica del Dna si avvolge attorno alle proteine istoni. Finora si riteneva che i geni fossero soltanto ‘accesi’ o ‘spenti’, ma la nuova ricerca dimostra che esiste una regolazione graduale, paragonabile a una manopola del volume piuttosto che a un interruttore.

La tecnologia di mappatura ha permesso di individuare 14 diverse conformazioni del Dna associate a vari livelli di attività genica, suggerendo che la cellula programma in modo preciso queste strutture, e non si tratta quindi di semplici distorsioni casuali. Questo approccio potrebbe aiutare a spiegare perché, in molte malattie complesse, è difficile individuare alterazioni specifiche del Dna responsabili della patologia: i geni possono essere attivi anche solo parzialmente. Secondo Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Roma Tor Vergata, la scoperta rappresenta un avanzamento fondamentale nella comprensione dell’epigenetica e potrebbe aprire la strada a nuovi farmaci che agiscono sull’architettura del Dna e a mappe epigenetiche più dettagliate per malattie come l’obesità e l’invecchiamento. Goodarzi afferma che questa scoperta mostra una maggiore complessità nella regolazione della cromatina, paragonando la nuova comprensione a una grammatica più ricca e articolata.