L’ex senatore Mitt Romney sostiene, in un recente saggio pubblicato sul New York Times, che gli americani più ricchi dovrebbero pagare tasse più alte. Romney afferma che sia necessario sia aumentare le tasse che ridurre la spesa pubblica data la gravità del debito nazionale degli Stati Uniti. Secondo Romney, la sola riforma dei programmi di previdenza sarebbe efficace nel contenimento della spesa, ma occorre anche che i più ricchi contribuiscano di più attraverso il sistema fiscale.

Romney ha cambiato posizione rispetto al passato, dichiarando di non essere più contrario ad aumentare la soglia di reddito sul prelievo dei contributi federali (FICA) che finanziano Social Security e Medicare, attualmente fissata a 176.100 dollari per il 2025. Ha inoltre sottolineato che correggere le cosiddette “scappatoie” fiscali, che definisce vere e proprie “caverne” del sistema, rappresenterebbe la fonte più rilevante e giustificata di nuove entrate pubbliche.

Per illustrare la portata del problema, Romney porta l’esempio di Elon Musk: un individuo che acquisti azioni per 1 miliardo di dollari e le detenga fino a raggiungere 500 miliardi, alla morte non pagherebbe la tassa sui guadagni in conto capitale (24%) su quei 499 miliardi di surplus grazie alla normativa sullo “step-up in basis”, che consente agli eredi di considerare il valore corrente come prezzo d’acquisto, evitando quindi la tassazione sui profitti accumulati.

Romney conclude che, pur riconoscendo il valore dell’iniziativa privata e del libero mercato, la situazione economica degli Stati Uniti impone che i cittadini con maggiore capacità contributiva partecipino in misura maggiore alla soluzione dei problemi finanziari del Paese.